Fico, assessore Di Giacomo: “La pianta può essere salvata dal punteruolo”. L’esito della sperimentazione condotta dall’Università di Pisa  

CARMIGNANO – “Considerando le date di raccolta a Carmignano cioè il 22 agosto 2024 e il 25 agosto 2025, è stato osservato un effetto significativo del trattamento sul numero totale di frutti prodotti per pianta”: è questo l’esito della sperimentazione biennale (progetto Newton), in collaborazione con il Comune e finanziata dalla Regione,  condotta a Carmignano […]

CARMIGNANO – “Considerando le date di raccolta a Carmignano cioè il 22 agosto 2024 e il 25 agosto 2025, è stato osservato un effetto significativo del trattamento sul numero totale di frutti prodotti per pianta”: è questo l’esito della sperimentazione biennale (progetto Newton), in collaborazione con il Comune e finanziata dalla Regione,  condotta a Carmignano dall’Università di Pisa per “individuare strategie di controllo efficaci e sostenibili contro Aclees taiwanensis”: in buona sostanza per trovare un fortificante naturale delle piante di fico in grado di farle resistere all’attacco del loro maggior parassita: il punteruolo nero, che, scrivono i ricercatori, dove è arrivato ha devastato le zone di produzione: a Carmignano la sua presenza ha ridotto del 60%  la produzione tradizionale di fichi secchi. 2Per questa ragione – sottolinea l’assessore all’agricoltura Dario Di Giacomo – la sperimentazione è stata importante, perché ha rilevato che si possono difendere i fichi dal punteruolo”.

Nella relazione finale del progetto, firmato dalla professoressa Barbara Conti (responsabile) e dalla dottoressa Abenaim Linda (ricercatrice), durato dal 1 marzo 2024 al 31 gennaio 2026, sono state ripercorse le sue diverse fasi, in laboratorio e direttamente sul campo, messo a disposizione, a Comeana, dall’Associazione produttori fichi secchi di Carmignano, che ha compartecipato anche al suo finanziamento.
La sperimentazione si è sviluppata in tre diverse fasi: l’allestimento in laboratorio di un allevamento di Aclees taiwanensis (punteruolo nero) per la produzione di esemplari da sottoporre ai test; l’individuazione di sostanze volatili attrattive per gli adulti del punteruolo e la verifica in laboratorio della tossicità (non confermata) di un ammendante/fortificante contenente il batterio; la prova in campo eseguita su 50 piante: 25 trattate e 25, di controllo, non trattate.

Nei periodi di raccolta, agosto 2024 e agosto 2025, nelle piante trattate dal consorzio del Fico secco di Carmignano per 45 giorni, “è stato osservato un effetto significativo del trattamento sul numero totale di frutti prodotti per pianta. In entrambe le annate, le piante sottoposte al trattamento con il fortificante (AG-life) hanno mostrato una maggiore carica produttiva rispetto al controllo”: nel 2024 la maggiore produzione è stata di 60 frutti nelle piante trattate rispetto ai 29 delle piante di controllo; nel 2025 i valori medi sono stati rispettivamente di 138 e 110 frutti per pianta.

La conclusione dei ricercatori: l’ammendante, la sostanza organica irrorata alle piante di fico, “non ha manifestato efficacia” nel controllo dell’insetto parassita, “ma ha influito positivamente sulla produzione dei frutti e sulla vigoria delle piante”, comunque “meno suscettibili” all’attacco del punteruolo nero. Minori risultati si sono ottenuti nella disseminazione di trappole organiche che sono state poco attrattive verso il punteruolo, che in ogni caso “costituiscono sicuramente una base per ricerche future”. Risultati positivi si sono invece registrati nell’impiantare alcune specie di fico più reattive, tra queste la Madeleine deux Saisons, pianta che resiste meglio al punteruolo nero.
Naturalmente i risultati sono stati condivisi con il consorzio del fico secco e con altri produttori esterni al distretto di Carmignano.
“Dopo due anni di ricerca, – conclude Di Giacomo – si può sostenere che la pianta di fico può essere salvaguardata e con essa la sua produzione”.