Giovanni, Mauro e la bicicletta: “Da Campi si vede il mare”

CAMPI BISENZIO – Due amici, Giovanni Grossi e Mauro Costi, uniti da una grande passione: quella per la bicicletta. Ma non solo. Nasce così la “girata” dei giorni scorsi a Livorno; “girata” nel corso della quale i due intrepidi pedalatori, seppur aiutati dal treno, alla fine della loro giornata hanno percorso 120 chilometri. Fra una battuta, qualche ricordo, una pera, una mela e dei mandarini, ecco che nasce il racconto scritto di pugno da Giovanni che ci tiene a ribadire: “Da Campi si vede il mare”.

“Il mare nel 2018 sarà sempre uguale al 2017? E’ per rispondere a questa domanda che io e il mio amico Mauro abbiamo deciso di andarci e abbiamo deciso di farlo in bici. Tra il dire e il toccare c’è solo da pedalare. Alla fine saranno 120 i chilometri pedalati. Siamo partiti alle 6 dal bar Patrizia dopo pasta e cappuccino (“di categoria!”). Fuori è buio pesto. Sulla Barberinese un ragazzo dello stesso colore del buio ci scampanella e ci saluta dalla sua bici. Alla stazione di Signa la luce del display ci informa la temperatura, 9 gradi. Alle 8.30 scendiamo alla stazione di Livorno. Qui è già quasi Primavera. Prendiamo un caffè allo Zanzibar (sembra di essere a San Donnino). C’è un gran viavai di sportivi sulla pista ciclabile lungo il mare (nonostante gli schizzi delle onde!). Uno è vestito come se fosse ancora inverno, ma corre scalzo. Una è svestita come se fosse già Estate, ma le scarpe ce l’ha. Contraddizioni livornesi. Le pubbliche affissioni di Livorno ci mostrano all’Ardenza un bel manifesto che pubblicizza Asmana. Campi sempre presente! Su un muro ad Antignano c’è scritto: “mi passi la scossa, ma poi non passa” (bello!). A Calafuria il mare è proprio una furia (e non sembra calare). Si sale fino al castello di San Donnino. Sulla strada per Castiglioncello le indicazioni delle frazioni son verniciate con il pennello bianco sui muri della Ferrovia. In località “Le pinze” son disegnate accanto anche delle pinze mentre in località “Le forbici”… Alla stazione di Castiglioncello un sempre giovane Jan Louis Trintignan chiede al capostazione il prossimo treno per Viareggio. Sulla spiaggia di Caletta, mentre sta piovendo, dividiamo una pera, una mela, due arance e un mandarino. La nostra parca mensa. La strada per le spiagge bianche è chiusa per asfaltatura. Piazza Garibaldi a Vada assomiglia a piazza 1° Maggio di Brozzi. A Cecina ci fermiamo a mangiare in un bar/bagno/ristorante. “Scusi dov’è il bagno?”. “Esce fuori, lo trova a sinistra dopo le cabine”. Mi verrebbe voglia di fare un bagno. Mi ricordo di una vecchia campagna pubblicitaria di occhiali da sole dell’ottica Galli di Campi. Si intitolava “Da Campi si vede il mare” (bellissima!). Eh sì, era proprio vero. Basta solo un po’ di fantasia. In fondo il Bisenzio, con l’aiuto dell’Arno, al mare ci arriva. Pedaliamo sugli aghi di pino della pineta tra Cecina e Marina di Bibbona. Sulle colline di Bolgheri i contadini stanno potando le vigne e i corbezzoli sono ancora attaccati agli alberi. A San Vincenzo ci riposiamo guardando il ciclo di affreschi di Talani nella Chiesa di fronte al suo monumento dedicato ai marinai. Sulla pista ciclabile di Rumigliano il verde brillante del Lentisco dimostra in maniera lampante l’esistenza di Dio, del Dio che progetta e costruisce le piste ciclabili. C’è una mimosa quasi in giallo e un po’ di bel rosso dietro le nuvole quando arriviamo alla spiaggia di Baratti. Sembra quasi un tramonto caldo. Purtroppo son quasi le sei e per il buio è solo questione di minuti. Il mare fa bene alla salute del cuore. Lui c’è sempre! Lo tocchiamo con i piedi. L’acqua è fredda, ma non troppo. Se solo avessimo portato il costume avremmo potuto fare il bagno. Buon anno bagnato e fortunato!”.