“Gregorio Prestia, L’artista e i suoi mondi. Viaggio attraverso la materia e le forme”: presentata la mostra a cura di Serena Becagli

SIGNA – Dal 14 febbraio al 14 marzo il Museo civico della paglia ospiterà la mostra “Gregorio Prestia. L’artista e i suoi mondi. Viaggio attraverso la materia e le forme”, a cura di Serena Becagli, dedicata allo scultore calabrese Gregorio Prestia (Vibo Valentia 1901-1979). Il titolo dell’esposizione (presentata questa mattina a Firenze presso la sede […]

SIGNA – Dal 14 febbraio al 14 marzo il Museo civico della paglia ospiterà la mostra “Gregorio Prestia. L’artista e i suoi mondi. Viaggio attraverso la materia e le forme”, a cura di Serena Becagli, dedicata allo scultore calabrese Gregorio Prestia (Vibo Valentia 1901-1979). Il titolo dell’esposizione (presentata questa mattina a Firenze presso la sede della Città metropolitana) allude infatti al viaggio compiuto da Prestia in Argentina – dove inizia gli studi all’Accademia e la frequentazione del mondo dell’arte – ma fa soprattutto riferimento ad un viaggio nel suo immaginario, tra le numerose opere in mostra. Quello di Prestia è il viaggio di chi non si pone una meta ma sperimenta un percorso: un viaggio tra i materiali – il marmo, la terracotta, il gesso, il legno – per esplorare temi diversi, dalle immagini sacre alle iconografie classiche fino al realismo dei ritratti e all’immaginario legato alla quotidianità e al mondo del lavoro.

Un viaggio costellato da una produzione ricchissima, dove la strada è segnata dall’urgenza dell’espressione e dalla ricerca di bellezza, dalla capacità di trasformare la materia grezza in figura, storia, sogno. Leggendo i testi che raccontano la vita e le opere di Prestia si ha subito la descrizione di un bambino precoce che in mezzo alla distruzione di un terribile terremoto (quello del 1905) gioca con l’argilla e crea forme. Viene da pensare alla forza di molti artisti di dare vita quando il mondo intorno sembra disfarsi, o di partire dalle proprie intime fragilità per costruire qualcosa che rimette insieme i pezzi di una storia nuova. Al viaggio interiore compiuto attraverso le opere fa da contrappasso il forte radicamento dell’artista nel suo territorio; una volta rientrato dall’ Argentina, Prestia insegna per oltre quaranta anni presso la scuola d’arte di Vibo Valentia – attuale Ipsia – oggi a lui intitolata e questo gli permette di instaurare un legame speciale con la città, con i suoi allievi e i suoi concittadini.

Non a caso è stata scelta come immagine guida della mostra una valigia aperta e una serie di strumenti del mestiere che hanno accompagnato l’artista nella rivelazione dei suoi mondi, un’immagine che racconta insieme la ricerca dell’altrove e la concretezza del proprio mondo di riferimento. “L’artista nei suoi spostamenti ha sempre un bagaglio in più, – scrive Serena Becagli nel testo che accompagna la mostra – la borsa degli attrezzi. Per Gregorio Prestia immaginiamo un legame affettivo molto stretto con i suoi arnesi, estensione delle mani e della sua mente. Lo storico dell’arte francese, incisore e poeta, Henry Focillon (1881-1943) nel saggio “Elogio della mano” del 1939, descrive il rapporto tra la mano e gli utensili, in cui lo strumento non è pensato come un oggetto inerte, ma come un compagno di lavoro che condivide la vita stessa dell’artigiano”.

Al Museo della paglia, quindi, saranno sono esposte opere inedite che appartengono alle collezioni della figlia e delle nipoti e che per la prima volta vengono mostrate al pubblico, con il loro carico di ricordi e affetti. “L’amministrazione comunale – dice il sindaco Giampiero Fossi – esprime grande soddisfazione: si tratta di una mostra dal forte impatto emotivo dedicata ad un artista di chiara fama, capace di parlare con intensità e autenticità anche al pubblico di oggi. La sua presenza a Signa si lega in modo naturale e profondo alla storia e ai valori della comunità, trovando una delle sue espressioni più significative nell’ opera collocata all’ingresso del Villaggio scolastico artigiano. Si tratta di una delle prime sculture esposte sul territorio signese; un’immagine potente e senza tempo che restituisce dignità e fierezza al lavoro manuale e che incarna uno dei valori fondanti di Signa, ieri come oggi: il legame profondo tra sapere, artigianato e formazione”.