Il diario della prof. Meri Coscarelli “Bisogna prenderla così”

CALENZANO – Cosa significa stare a casa, costretti per l’emergenza sanitaria stare a casa? Significa riscoprire piccoli gesti e piccole gioie e poi la vita “bisogna prenderla così” come scrive Meri Coscarelli nel sul Diario della prof. “Bisogna prenderla così In questo strano periodo mi rendo conto di essere fortunata. In casa posso fare qualche […]

CALENZANO – Cosa significa stare a casa, costretti per l’emergenza sanitaria stare a casa? Significa riscoprire piccoli gesti e piccole gioie e poi la vita “bisogna prenderla così” come scrive Meri Coscarelli nel sul Diario della prof.

“Bisogna prenderla così
In questo strano periodo mi rendo conto di essere fortunata. In casa posso fare qualche km (girando parecchio però). Posso truccarmi e prepararmi per andare a fare colazione con mio marito in un nuovo bar: la nostra sala. A Pasqua nell’uovo non ho trovato una mascherina. Abbiamo riscoperto, stando in casa, che i nostri familiari e i nostri vicini sono davvero brave persone. La sera possiamo ascoltare della buona musica, grazie a Luca, il nostro vicino-dj. Pagando solo “la torcia dei nostri telefonini”. Da casa posso visitare: i Musei Vaticani, senza fare 2 km di fila, e il Prado di Madrid, senza pagare il biglietto aereo. Mi posso fare portare la spesa a casa, senza sentirmi dare della “pigra” dal mio coinquilino a vita. Posso far funzionare il mio neurone anche stando in casa. Perché in casa, se vogliamo, c’è tanto, ma tanto da fare. Bisogna organizzarsi. Personalmente: la mattina faccio la casalinga, dopo la professoressa, dopo la cuoca. Anzi, ho scoperto di essere proprio brava a fare i gelati. È un piacere sentire Brando, due anni, quando si sveglia dopo il riposino pomeridiano, dire: “Mei, gelato”. Per questo sono diventata: “Mery gelataia dal 2020. Dai tempi del Coronavirus. Prezzi così mai visti”. Con il burlone di mio marito non ci si annoia mai. E così seguo, anche, uno dei Consigli che ogni giorno sentiamo alla TV: aiutare i vicini bisognosi. E Francesca, la mia splendida amica e vicina, ha bisogno di un po’ di pace. La mezz’ora in cui le lascio, sullo zerbino, un contenitore con il gelato pomeridiano e Brando, Edo e Matilde si mettono a sedere in terrazza gustandoselo, i suoi occhi splendenti sono il più bel grazie. A cui segue sempre: “Bono, Mei”.
Mi sono riscoperta cuoca. Mi fa un immenso piacere cucinare e condividerlo con loro, con Maria e Pippo, con Angela, con Franca. Ma che bel vicinato!
Invece, nel pomeriggio mi fanno compagnia il computer e i miei ragazzi. È una scuola davvero strana quella che stiamo vivendo. Per ora ci sta aiutando. Ma la classe, la presenza dei ragazzi, i colleghi, i custodi, la sala insegnanti e tutto ciò che è la mia vita lavorativa: mi manca immensamente! Perfino, il pessimo caffè della macchinetta.
E la sera? Mi sto riguardando vecchi film, concerti, video preparati da noi. Sono diventata espertissima. Sarei la nuova signora Longari, se ci fosse ancora Rischiatutto. Poi un buon libro.
Adoro viaggiare. Non potendolo fare fisicamente, lo faccio con la mente rispolverando libri già letti o aprendone di nuovi. Leggere fa bene, ragazzi. Non dimenticatelo mai. E se, mentre si legge, il profumo è di cartaceo, perfetto! È un’emozione che riempie mente e anima. Nel mio peregrinare negli angoli del mondo, uno dei luoghi che mi è rimasto nel cuore. Come credente. Come amante della storia. Della cultura. È la città santa per le tre grandi fedi monoteiste.
Per questo, il buon libro che mi sta facendo compagnia, in questi ultimi giorni, è Gerusalemme, di Franco Cardini. Caro prof dei miei anni universitari.
Yerushalaim, Jerusalem, al-Quds.
Città dove la bellezza è di casa, come l’ingiustizia, il coraggio, la violenza e la santità. È una lettura che consiglio. Perché, come scrive Franco: “La nostra avventura interiore, il nostro eterno viaggio, la nostra vera crociata è la conquista di un senso da dare alla vita”. Parole uniche, come il mio viaggio a Gerusalemme. Ripenso a quando, durante le sue lezioni, lo ascoltavo. Terra Santa, Crociate, Goffredo da Buglione. Sognavo ad occhi aperti. Non li ho mai chiusi. La Terra Santa l’ho visitata proprio con lui, grande professore. Persona schietta e sincera. Sono proprio una persona fortunata.
Quindi, le mie giornate sono davvero piene. Non mi fermo.
Non mi annoio.
Però questo non vuol dire dire dimenticare il resto. Non pensare a chi ha avuto la vita stravolta. A chi soffre. A chi piange. A chi merita un incitamento. A chi, invece, una preghiera.
Sono 2 mesi che siamo chiusi in casa. Allora, leggo libri per i miei adorati nipoti e per i figli di alcune mie amiche, che vivono sparsi per il nostro bel paese. Leggo libri per associazioni (ho, addirittura, partecipato a una Maratona di lettura, grazie sempre a te, cara Elena). Su internet, poi, ho trovato una Associazione che mi ha permesso di fare un regalo particolare alla mia Didi, nipote adorata, per il suo compleanno, per i suoi 6 fantastici anni. “Le favole al telefono: al telefono”. Bellissima iniziativa per celebrare i 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari e per offrire un piccolo aiuto finanziario a questa associazione.
Attori e attrici telefonano e raccontano una favola del nostro più famoso scrittore per l’infanzia. Che bella iniziativa!
Mi dispiace solo che le mie precarie condizioni di salute non mi hanno permesso di fare volontariato diretto, ma ci ha pensato Roberto. Meno male: almeno uno di casa ha fatto del bene. Perché, come mi è capitato di scrivere già: fare del bene, fa tanto bene. Non dimentichiamocelo. Mai.
Se poi lo facciamo con il sorriso, anche in un momento come quello che stiamo vivendo, ci sorriderà anche il cuore.
Ragazzi miei, ricordatevi sempre: bisogna vincere la paura con il sorriso, con l’ottimismo. Per questo, ora che inizia la Fase 2, con la ripresa degli allenamenti, alleniamo anche il muscolo della felicità.
Da oggi 4 maggio 2020.
Un caro saluto a tutti,
la prof di spagnolo”