“Il libro del rifugio” – Con la fase 2… raggiunto il rifugio. Ora la vetta. Per poi “tornare a baita”

PIANA FIORENTINA – C’è stato il gufo, a tenermi compagnia nel silenzio della notte, i primi giorni di emergenza sanitaria. E c’è stata la strana “creatura” rinvenuta invece fra i campi nei giorni scorsi. Ci sono state storie di mascherine e di volontari. Di balconi, musica, tombole e striscioni. E ci sono state tante scoperte, […]

PIANA FIORENTINA – C’è stato il gufo, a tenermi compagnia nel silenzio della notte, i primi giorni di emergenza sanitaria. E c’è stata la strana “creatura” rinvenuta invece fra i campi nei giorni scorsi. Ci sono state storie di mascherine e di volontari. Di balconi, musica, tombole e striscioni. E ci sono state tante scoperte, gran parte belle. altre decisamente pessime (ma ora che ci penso, sono state tutte conferme di cose che sapevo già) che mi hanno accompagnato in questo cammino ideale. Un cammino iniziato il 17 marzo e che oggi, dopo due mesi esatti, può ritenersi, se non concluso, destinato a interrompersi. Per quanto mi riguarda, infatti, e alla luce delle ultime decisioni prese ai vari livelli istituzionali, inizia la “fase 2 bis” (o due e mezzo) che, a mio parere, non ha più bisogno di un appuntamento quotidiano. Certo, se ci saranno altre storie da raccontare – naturalmente con un’accezione positiva – non mi tirerò indietro e in questo “spazio autogestito” troveranno sempre il posto che meritano. Ecco, diciamo che oggi ho aperto la porta del rifugio e firmato il libro degli escursionisti, quello dove di solito si scrive l’itinerario che si vuole seguire, per essere soccorsi in caso di necessità. Ma da qui a raggiungere la vetta, c’è ancora un po’ di strada da fare. Personalmente, spero non molta. Anche se si tratta di una strada, di un sentiero che gioco forza ha bisogno di una guida e più compagni di viaggio. Sfortunatamente non di una guida di montagna e di compagni di cordata, mi sarei sentito più sicuro. Ma tant’è. Si deve solo continuare a camminare nella speranza che lungo il percorso non ci siano troppe insidie. Cosa riserveranno i prossimi mesi non possiamo saperlo. L’importante, come era solito ripetere il grande scrittore Mario Rigoni Stern e come ha fatto il suo “Sergente nella neve” dopo la disastrosa campagna di Russia nell’inverno 1942-1943, è “tornare a baita”. E da lì, chissà, riprendere un altro cammino.

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