“Il libro del rifugio” – Il mistero della “faccina” fatta a mano. La prossima? Con il sorriso e senza mascherina…

SIGNA – In inglese si chiamano “emoticon”, nella parlata popolare “faccine”: Che altro non sono che le riproduzioni stilizzate delle principali espressioni facciali di ognuno di noi quando esprimiamo un’emozione. Un sorriso, una lacrima, un bacio. Anche un abbraccio. Si usano prevalentemente in rete o nei messaggi. A volte, infatti, basta un pollice “alto” per […]

SIGNA – In inglese si chiamano “emoticon”, nella parlata popolare “faccine”: Che altro non sono che le riproduzioni stilizzate delle principali espressioni facciali di ognuno di noi quando esprimiamo un’emozione. Un sorriso, una lacrima, un bacio. Anche un abbraccio. Si usano prevalentemente in rete o nei messaggi. A volte, infatti, basta un pollice “alto” per esprimere uno stato d’animo, un “paio di corna” a tre dita per dire “ti voglio bene”. Che poi è anche il “saluto rock”. Meno male che – per il momento – non è apparsa quella da “sceriffo”, ma questa è un’altra storia. E ora, oltre alla mascherina di ordinanza, immancabile, visto il periodo attuale, le “faccine” hanno anche un’anima. Forse anche le gambe. Ovviamente sto scherzando. Quello che è certo è che l’apprezzamento proprio verso una di queste “faccine”, in questo caso fatta a mano e appesa nei giorni scorsi a una rete ai bordi di una strada di Signa, è stato davvero tanto. Ignota la mano di chi l’ha lasciata, indubbiamente un “lavorino” fatto bene. Si presume che chi abbia lasciato la “faccina”, ne sia anche l’autore. O l’autrice. Ignaro anche il significato: un monito? Un avvertimento? Un promemoria per ricordarsi di indossare la mascherina? E’ stata appesa sul lato di una strada per indicare la via? Oppure per dare un’idea per lanciare una nuova moda? Lo scopriremo solo vivendo. Intanto la “faccina” signese è comparsa su Facebook e, se non ha le gambe, almeno un’anima social ce l’ha sicuramente. Postata nel gruppo “Abitanti di Signa”, ha registrato diversi commenti positivi, segno che l’dea è piaciuta. Ed è proprio quello che serve in questo periodo, presi come siamo da lockdown, fase 2 e decreti che dovrebbero curare l’Italia: un sorriso, un’idea, un “guizzo”, una “faccina” sorridente. Un gesto semplice così come sono semplici le “faccine” che inviamo spesso con i nostri telefoni ma che altrettanto spesso riscaldano il cuore. Chissà, nei prossimi giorni ne comparirà un’altra, che riproduce il volto di chi l’ha “ricamata”. O forse no. E magari è meglio così. Perché anche i misteri, a volte, perdono il loro fascino quando vengono svelati. Ah, se vogliamo andare a vederla, se proprio non usiamo Facebook, indossiamo la mascherina. Così, la prossima potrebbe essere fatta con il sorriso e proprio senza mascherina…

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