“Il libro del rifugio” – Primo maggio, diamo un “taglio” a quelle saracinesche abbassate

PIANA FIORENTINA – “Primo maggio, su coraggio”. Facile a dirsi, sicuramente meno da farsi. Certo è che, in occasione della festa del lavoro, il mio pensiero, il mio nuovo passo in salita verso il rifugio che prima o poi raggiungeremo – perché lo raggiungeremo – va a tutte quelle persone (parrucchieri, estetiste, baristi, ristoratori, solo per […]

PIANA FIORENTINA – “Primo maggio, su coraggio”. Facile a dirsi, sicuramente meno da farsi. Certo è che, in occasione della festa del lavoro, il mio pensiero, il mio nuovo passo in salita verso il rifugio che prima o poi raggiungeremo – perché lo raggiungeremo – va a tutte quelle persone (parrucchieri, estetiste, baristi, ristoratori, solo per citarne alcune, mi scuso con tutti gli altri) che oggi, 1 maggio, hanno ben poco da festeggiare. E per questo hanno tutta la mia comprensione. Perché le parole di Umberto Tozzi e della sua “Ti amo” per iniziare a scrivere? Perché quelle che abbiamo visto e sentito, in modo particolare negli ultimi giorni, sono state proprio parole di amore da parte di chi vorrebbe tornare a fare il proprio lavoro ma purtroppo non sa quando e come sarà possibile. Almeno a breve scadenza. Con tanti che non sanno neanche se potranno ripartire e una crisi per il nostro tessuto sociale ed economico probabilmente senza precedenti. Lo abbiamo visto in questi giorni nella Piana (con la consegna simbolica delle chiavi del proprio locale di un barista di Sesto al Comune) ma anche nel resto d’Italia (a Firenze e a Trento, per esempio: nel primo caso sempre con la consegna delle chiavi al sindaco, nel secondo con i commercianti fermi davanti ai loro negozi vuoti e con le luci accese); lo lo vedremo in questi giorni, oggi e lunedì 4 maggio, con le iniziative di Confesercenti e Confcommercio “a difesa del lavoro”. Ne abbiamo avuto conferma con la lettera che un’estetista, residente a Signa ma che lavora a Firenze, ha scritto al presidente del Consiglio. Abbiamo raccolto il grido di allarme di una parrucchiera signese. Situazioni diverse, lo stesso stato d’animo. Situazioni che, temo, saranno destinate a crescere. Ecco perché Umberto Tozzi e il suo “grido”, in questo caso di amore che ognuno di noi rivolge al proprio lavoro. Tutto questo non per una polemica politica o per chiedere il “bomba libera tutti”. Ma per riflettere insieme sulla reale portata di quello che stiamo vivendo. In tanti paragonano questo periodo, economicamente parlando. al secondo dopoguerra. Non so se a torto o a ragione. Quelle che vi propongo sono le parole di Claudio Zanon, direttore scientifico di “Motore Sanità” e promotore della conferenza “Terapie Covid-19”, che ha riunito alcuni fra gli specialisti più in vista in Italia. Parole riportate in un’intervista di ieri, 30 aprile, di “QN”: “Occorre che la gente torni a vivere, a lavorare rispettando il distanziamento sociale, per rilanciare il Paese come con un nuovo Piano Marshall”. Serve questo e serve anche altro. perchè oggi, come 70 anni fa, non si vive solo di amore…

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