Il Ronchì Pichi, un’eccellenza toscana “salvata”: l’avventura di un’impresa lastrigiana

LASTRA A SIGNA – Ha un colore ambrato, un’etichetta che evoca altri tempi, un profumo speziato. Ci si può innamorare di un profumo o di un gusto? Sì, si può, tanto da decidere di dare il via a un’avventura, come quella del “salvataggio” di un prodotto toscano storico, il Ronchì Pichi. L’avventura è quella di Alessandro Cicali, titolare del “Giglio” della “Sparla&Gerardi”, azienda con sede nella zona di Stagno, a Lastra a Signa.

Fiorentino di nascita e formazione, lastrigiano per scelta e lavoro, Cicali è un imprenditore nel settore della produzione e distribuzione dei vini liquorosi dal 1990. Qualche anno fa, Cicali assaggiò a Livorno il Ronchi Pichi – anzi, per la precisione Ronchì Pichi – e fu amore a primo sorso, per il suo sapore ma anche per la sua lunga storia. Da lì il corteggiamento all’azienda che deteneva marchio e ricetta, fino all’acquisto. Dal Ronchi Pichi passa l’idea coraggiosa di recuperare un marchio toscano che rischiava di scomparire e di catapultarlo, con la sua storia profumata, nei nostri anni, interpretandolo ancora, con nuovi abbinamenti.

Come è nata l’idea di rilanciare il Ronchi Pichi?
Semplice, me ne sono innamorato. Ho fatto la corte all’azienda per dieci anni finché non ho acquistato marchio e ricetta. Ricetta perché è un vino aromatizzato con ventisei infusioni di erbe e frutti, tutti naturali, nato agli inizi del Novecento a Livorno grazie all’intuizione del vinaio Armando Pichi. E’ grazie a questa ricetta che il Ronchi Pichi, 16 gradi, acquista questo sapore e questo profumo, che lo rendono ideale per accompagnare dolci e biscotti e, recentemente, per dare vita a originali combinazioni. In collaborazione con il barman di Colle Bereto di Firenze sono stati presentati due cocktail, il “Ronchi Rock” e il “Pichi Pinky”. Saremo presenti anche in un evento il 10 marzo a Firenze a “Fuori di Taste”, in occasione di “Taste” la manifestazione dedicata al gusto e ai prodotti enogastronomici.

E l’interesse che è nato intorno al Ronchi Pichi dice che ha avuto l’idea giusta.
Negli anni Sessanta venivano commercializzate 350mila bottiglie da un litro di Ronchi Pichi, poi questo “elisir” è diventato un prodotto di nicchia, rischiando di scomparire. Adesso vogliamo farlo conoscere in Toscana, in Italia e in un futuro anche all’estero. In effetti l’interesse c’è, lo stiamo riscontrando. Sicuramente ha aiutato il fatto che negli ultimi anni sia tornato alla ribalta il vermouth, quindi il piacere di gustare cocktail a base di prodotti ricercati.

Il prodotto su cui state scommettendo è il Ronchi Pichi, di terra toscana, ma la Sparla&Gerardi si sta concentrando anche sugli champagne.
Siamo importatori unici per l’Italia di tre etichette di Champagne, Pierre Lamoureux e Joelle Sausseret e il Gamet. Si tratta di due piccolissime maisons, che abbiamo trovato personalmente, viaggiando e assaggiando tra varie cantine. Questo è un lavoro che si fa con passione o non si fa. Mio padre era un contadino e conosceva il vino e tutto il mondo che gli ruota attorno, sono cresciuto immerso in questa cultura e in queste radici. Poco più che ventenne, ho avuto voglia di fare il grande passo e aprire l’azienda, che segue tutto il processo con cura, dalla botte alla bottiglia, dei vini liquorosi toscani e italiani. Poi il “colpo di fulmine” con il Ronchi Pichi e gli champagne delle piccole cantine. 

Eccellenze toscane e francesi che si sposano, così l’avventura di questa impresa lastrigiana continua, in bilico tra tradizione e voglia di scoprire cose nuove.