Impianto smaltimento liquami (1) – Ecco quali sono le caratteristiche tecniche

CAMPI BISENZIO – Se c’è stata una questione che, nelle ultime settimane, ha tenuto banco a Campi, è stata sicuramente quella dell’impianto di smaltimento liquami (impianto per il trattamento di rifiuti speciali liquidi la dizione corretta) che la Cipeco srl dovrebbe costruire nel nostro Comune con un investimento di oltre 5 milioni di euro. Una questione che ha trovato ampio spazio sui social, con un “pepato” scambio di post fra l’ex sindaco Adriano Chini e l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Nucciotti, e anche in sede politica con una presa di posizione del Movimento 5 Stelle.

Un’operazione, questa, nata tuttavia sotto l’egida della Città metropolitana che ha dato il via libera alla costruzione dell’impianto. “Il trattamento depurativo – spiega l’assessore all’urbanistica del Comune di Campi, Stefano Salvi – è concepito per consentire la reimmissione delle acque (estratte da pozzo privato) reflue risultanti da attività industriali artigianali nel ciclo naturale delle risorse idriche, nel rispetto dei limiti per lo scarico in fognatura pubblica così come concordato con Publiacqua”.

L’impianto potrà trattare svariate tipologie di acque inquinate, raggruppabili in cinque macro tipologie di rifiuti speciali liquidi/fangosi pompabili, da avviare a differenti linee di trattamento: acque reflue da attività industriali e artigianali e percolati di discarica (non pericolosi), acque reflue da attività industriali e artigianali e percolati di discarica (pericolosi), fanghi da fosse settiche (non pericolosi), fanghi inorganici (non pericolosi), emulsioni di olio in acqua (pericolose).

“Il parco serbatoi di deposito delle diverse tipologie di rifiuti – continua l’assessore Salvi – sarà allestito entro bacini impermeabilizzati e distinti per escludere, ai fini della sicurezza, il contatto fra sostanze chimicamente incompatibili. Inoltre, ogni fase della lavorazione avverrà all’interno dello stabilimento, quindi in un ambiente chiuso, diversamente dalla maggior parte degli impianti presenti in Italia che attualmente sono oltre duemila”.

“Per le caratteristiche del processo depurativo, di tipo chimico fisico integrato da modulo biologico, – conclude – la fase di avviamento sarà tesa a favorire la crescita e la selezione di biomassa che fornisce un’efficienza depurativa adeguata al rispetto dei limiti per lo scarico nella fognatura”.