In consiglio comunale un minuto di “rumore” in memoria di Lorena e di tutte le donne vittime di violenza

CAMPI BISENZIO – Prima un minuto di silenzio, in apertura del consiglio comunale, alle 16, e poi un altro minuto, ma di rumore, a conclusione della seduta. Sono quelli in programma oggi in memoria di Lorena Isceri e di tutte le donne vittime di femminicidio e di violenza. “Dopo il silenzio – spiega il vicesindaco […]

CAMPI BISENZIO – Prima un minuto di silenzio, in apertura del consiglio comunale, alle 16, e poi un altro minuto, ma di rumore, a conclusione della seduta. Sono quelli in programma oggi in memoria di Lorena Isceri e di tutte le donne vittime di femminicidio e di violenza. “Dopo il silenzio – spiega il vicesindaco Federica Petti – l’invito è a fare rumore: un gesto simbolico e collettivo per ricordare Lorena e tutte le donne che continuano a essere uccise, picchiate, minacciate e umiliate. Un’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale insieme al Tavolo delle politiche di genere, come momento di riflessione e di presa di posizione pubblica contro la violenza di genere”. E ancora: “Il femminicidio di Lorena Isceri ha scosso tutta la comunità di Campi Bisenzio, – aggiunge Petti – per questo, per Lorena e per tutte le altre donne, abbiamo voluto organizzare questo momento nel giorno del consiglio comunale e anche in quello che è il primo giorno di scuola. Le istituzioni e le scuole, infatti, sono parti fondamentali per il contrasto alla violenza di genere insieme alle famiglie, in quanto questo è anche e soprattutto un problema culturale. Secondo i dati dell’Osservatorio di “Non una di meno” sono già 56 le donne uccise quest’anno: numeri che non possono lasciarci indifferenti. Come amministrazione e come Tavolo delle politiche di genere riteniamo che soltanto contrastando la cultura patriarcale e sostenendo concretamente i centri antiviolenza si possa fare la differenza. Dopo il minuto di silenzio vogliamo quindi fare rumore, perché la violenza di genere deve essere al centro del dibattito politico, senza annacquamenti e senza tentennamenti. Non possiamo limitarci a indignarci quando una donna viene uccisa: dobbiamo lavorare ogni giorno per cambiare la cultura che alimenta la violenza”.