“Io non ho paura”: quelle fotografie in mostra sono un inno al coraggio

CAMPI BISENZIO – “Io non ho paura”: un inno al coraggio, alla voglia di non mollare e di guardare sempre avanti. In altre parole la due giorni in programma venerdì 13 e sabato 14 ottobre a Spazio Reale nella quale verrà messo in risalto il progetto ma soprattutto le fotografie di Leonardo Perugini, con la collaborazione di Francesca Cecconi, in quella che è una mostra a cura di Francesca Merz per l’associazione culturale Fund4art. Ma “Io non ho paura” è anche il tema della conferenza regionale sulla disabilità perché “confrontarsi con se stessi è guardarsi allo specchio e non avere paura di ciò che ci sta di fronte”. “Incontrare se stessi – scrive Carl Gustav Jung – non è né un’operazione facile né un’esperienza piacevole, anzi buona parte delle nostre energie le spendiamo ad allontanare dai nostri occhi lo specchio che ci mostrerebbe la nostra vera immagine”.

“Ma proprio questo incontro così profondo con noi stessi – spiegano gli organizzatori – è spesso legato a eventi che, in diversi modi e misure, cambiano il corso regolare della nostra vita. Il cancro è, a oggi, la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. In Italia nel 2016 la AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e la AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) riportano che ci sono state 363.000 nuove diagnosi di tumore e che questa può essere considerata a buon diritto una delle più grandi epidemie della storia dell’uomo. La medicina moderna lotta costantemente per arrivare a sconfiggere un male che in taluni casi è ancora oggi incurabile. Oltre al chiaro cambiamento fisico che ne risulta, molte volte facilmente visibile, c’è però un cambiamento mentale più profondo seppur maggiormente velato, che avviene fin dall’inizio, in un meccanismo costante di reciproca connessione tra la salute psichica del paziente e il procedere fisico della malattia”.

“Nel caso specifico la donna che inizia la cura tumorale vede un cambiamento fisico che si ripercuote intensamente anche a livello psichico; in qualche modo questo comporta anche l’avvio, parallelo, di un percorso conoscitivo che mette la persona a stretto contatto con una parte di sé fino ad allora celata. Nel processo di cambiamento molte sono le figure professionali che intervengono ad accompagnare la persona su questa nuova strada, primo tra tutti lo psicoterapeuta e lo psicologo, che assistono il malato nel processo evolutivo e reattivo di fronte al nuovo status. A loro si affiancano nuove professionalità, di fondamentale importanza, come quella dell’estetista oncologica, figura non ancora riconosciuta in Italia, ma di estremo supporto. Anche per questa mostra e per arrivare a questo lavoro è stato fondamentale l’aiuto e la collaborazione di ogni ingranaggio di questo universo di professionalità. L’estetista oncologica, infatti, tramite trattamenti estetici solo apparentemente superficiali, si prende cura dell’aspetto di quel corpo che compone la figura umana”.

Da questo concetto è nato il set fotografico: “Uno specchio a due vie guardando il quale le protagoniste di questo racconto potessero compiere i gesti più quotidiani per il proprio benessere, e dall’altra un fotografo capace di coglierne i movimenti lasciando alla figura la capacità di emergere nella sua più naturale purezza. Questo percorso intrapreso dalle pazienti pone alla base l’accettazione del sé unito a un forte senso di riscossa; proprio tramite questo processo di rivoluzione, comprensione e successiva accettazione esse arrivano ad accettare ed amare il nuovo sé, potendosi finalmente guardare senza allontanare lo sguardo, ma anzi fissandosi, arrivando a comprendere, esattamente come l’Alice di Lewis Carroll, che proprio attraversando quello specchio si ritrova l’essenza profonda della donna che di fatto c’è sempre stata, forte e consapevole, ma rinnovata delle esperienze che la compongono”.

Entrata gratuita con iscrizione obbligatoria al sito http://open.toscana.it/web/toscana-accessibile/conferenza