Nuove aree naturali per 164 ettari: l’impatto ambientale del Masterplan 2035

CAMPI BISENZIO – Dopo aver guardato agli effetti economici e sociali del Masterplan 2035, resta il terzo livello di impatto: quello ambientale, che riguarda habitat, biodiversità e risorse naturali della Piana fiorentina. La Piana è un territorio particolare. Per secoli è stato caratterizzato da un paesaggio agricolo e dalla presenza di canali e aree paludose. […]

CAMPI BISENZIO – Dopo aver guardato agli effetti economici e sociali del Masterplan 2035, resta il terzo livello di impatto: quello ambientale, che riguarda habitat, biodiversità e risorse naturali della Piana fiorentina. La Piana è un territorio particolare. Per secoli è stato caratterizzato da un paesaggio agricolo e dalla presenza di canali e aree paludose. Ancora oggi l’equilibrio tra acqua, suolo, attività agricole e urbanizzazione rappresenta una delle principali questioni per il futuro dell’area. È in questo contesto che si inserisce la componente ambientale del Masterplan, che prevede un sistema di interventi destinati a integrare la nuova infrastruttura nel territorio attraverso nuove aree naturali, interventi idraulici e nuove porzioni del Parco della Piana. I numeri aiutano a comprenderne la dimensione: 164 ettari di nuove aree naturali, 57 ettari di nuove porzioni del Parco della Piana e due aree di laminazione.

Meno suolo consumato

Un primo elemento riguarda la superficie interessata dal nuovo sedime aeroportuale. Il progetto prevede 80 ettari, contro i 124 ettari del precedente Masterplan 2014-2029: una riduzione del 35%. Secondo i dati pubblicati sul sito del progetto https://www.firenze2035.it/, questo comporta anche una riduzione delle aree da acquisire e delle superfici impermeabilizzate. Il dato è importante perché il tema del consumo di suolo è particolarmente rilevante dal punto di vista ambientale in un territorio già fortemente urbanizzato come la Piana. Ma il progetto ambientale non si limita a ridurre la superficie interessata: prevede anche interventi di compensazione e rinaturalizzazione su scala più ampia.

164 ettari di nuove aree naturali

Sono quattro le nuove aree naturali previste, distribuite tra Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Signa: Santa Croce e San Jacopo a Sesto Fiorentino, Il Piano a Signa e Vingone a Campi Bisenzio. Complessivamente, gli interventi raggiungono 164 ettari e includono due nuove zone umide, realizzate in sostituzione del laghetto di Peretola e delle aree Val di Rose e La Querciola, interferite dal progetto. Il dato assume particolare rilevanza se rapportato ai 40 ettari direttamente interferiti del sito Natura 2000 IT5140011 “Stagni della Piana fiorentina e pratese”: il progetto prevede quindi interventi di compensazione ecologica attraverso la creazione e il ripristino di nuovi habitat naturali. A queste opere di ripristino ambientale si affiancano, secondo la documentazione di progetto, anche incentivi destinati alle attività agricole del territorio, a conferma di un approccio che tiene insieme tutela ambientale e vocazione agricola della Piana. L’obiettivo non è soltanto aumentare la superficie verde, ma contribuire alla continuità degli habitat presenti nella Piana.

Ricucire gli habitat

Uno dei concetti chiave del progetto è quello dei corridoi ecologici: fasce vegetate che collegano habitat oggi separati e possono favorire la continuità della biodiversità. A questo si aggiunge la realizzazione di nuove zone umide rinaturalizzate, pensate come habitat per la fauna locale. È un approccio che guarda quindi al territorio come a un sistema. Non basta avere singole aree verdi se queste rimangono isolate: la sfida è creare connessioni che permettano agli ecosistemi di dialogare.

L’acqua al centro: il principio di invarianza idraulica

Nella Piana, parlare di ambiente significa necessariamente parlare anche di acqua. La natura storicamente paludosa del territorio e l’attuale pressione dell’urbanizzazione rendono l’equilibrio idraulico particolarmente delicato. Il Masterplan prevede per questo due aree di laminazione e l’adeguamento del sistema delle acque, applicando il principio di invarianza idraulica: le nuove opere devono compensare le superfici impermeabilizzate e contribuire alla riduzione del rischio di allagamento. Non si tratta di un impegno discrezionale: l’invarianza idraulica è una prescrizione vincolante del decreto Via-Vas che autorizza il progetto. La gestione delle acque diventa così una vera e propria infrastruttura ambientale, con una funzione che riguarda la tutela ecologica del territorio prima ancora che la sua fruizione.

Il nuovo Parco della Piana

All’interno di questo disegno si inserisce il nuovo parco previsto a Sesto Fiorentino: 42 ettari di superficie, tra via dell’Osmannoro e il futuro tratto del Fosso Reale. Il progetto prevede spazi verdi, habitat naturali, percorsi accessibili e aree fruibili dalla comunità. A questi si aggiungono i 14,4 ettari dell’attuale sedime aeroportuale che saranno restituiti al territorio. Il parco rappresenta quindi il punto in cui la dimensione ambientale incontra quella sociale: uno spazio pensato per contribuire alla biodiversità della Piana, ma anche per essere vissuto dalle persone.

Una diversa configurazione dei sorvoli

Anche la configurazione della nuova pista incide sul rapporto tra aeroporto e territorio circostante. Nelle aree più vicine alla pista, dove gli aeromobili si trovano a quote più basse e dove oggi si concentrano le principali criticità legate al rumore, le nuove traiettorie interesseranno infatti zone prive di insediamenti abitativi. I sorvoli delle aree abitate tra Campi Bisenzio e il territorio pratese avverranno invece a maggiore distanza dall’aeroporto e a quote più elevate, con una conseguente riduzione degli effetti legati al rumore e alle emissioni atmosferiche sulle zone residenziali.

Una compensazione regolata da un iter rigoroso

Gli interventi ambientali della Piana non nascono come iniziativa volontaria, ma si inseriscono nella procedura di Valutazione di incidenza (VincA), integrata nella più ampia Valutazione di impatto ambientale e Valutazione ambientale strategica (Via-Vas), a tutela del sito Natura 2000 e delle altre aree di rilevanza naturalistica coinvolte. Un iter che coinvolge più soggetti: il proponente della procedura Via-Vas è Enac, mentre Toscana Aeroporti Spa è il gestore aeroportuale e Toscana Aeroporti Engineering Srl il gruppo di progettazione. Un percorso autorizzativo articolato, che accompagna passo dopo passo la definizione degli interventi di compensazione ambientale.

Un equilibrio da costruire

Il tema ambientale del Masterplan, in definitiva, non può essere ricondotto a un singolo numero. I 164 ettari di nuove aree naturali, i 57 ettari destinati al Parco della Piana, le zone umide, i corridoi ecologici e gli interventi sul sistema delle acque fanno parte di un unico disegno: quello di integrare la trasformazione aeroportuale con la tutela e la valorizzazione di un territorio fragile. La sfida per la Piana sarà trovare un equilibrio tra infrastrutture, attività agricole, sviluppo e tutela del paesaggio e degli ecosistemi. È proprio questo il senso più ampio del progetto ambientale: non considerare la natura come un elemento separato dall’infrastruttura, ma come una componente del territorio che deve essere progettata e protetta insieme ad essa, a completamento dei tre livelli, economico, sociale e ambientale, su cui si misura l’impatto del Masterplan sulla Piana.