Occupazioni scolastiche e legalità, Valerio (FdI): “Si può dissentire senza intimidire”. Inviata una lettera al presidente Meloni

CMPI BISENZIO – “Esprimo una profonda amarezza nel constatare come, all’interno delle nostre istituzioni scolastiche, l’occupazione studentesca venga talvolta tollerata come un atto privo di conseguenze, quasi che il rispetto delle regole fosse un dettaglio opzionale e secondario. È un segnale pericoloso per la nostra società e, in primis, per le generazioni più giovani”: è […]

CMPI BISENZIO – “Esprimo una profonda amarezza nel constatare come, all’interno delle nostre istituzioni scolastiche, l’occupazione studentesca venga talvolta tollerata come un atto privo di conseguenze, quasi che il rispetto delle regole fosse un dettaglio opzionale e secondario. È un segnale pericoloso per la nostra società e, in primis, per le generazioni più giovani”: è la presa di posizione di Roberto Valerio, capogruppo di Fratelli d’Italia, Campi Domani e Centrodestra per Montelatici, che a tal proposito ha scritto una lettera all presidente del consiglio Giorgia Meloni. “L’amarezza – spiega Valerio – cresce di fronte all’imbarazzo di quegli studenti che, con senso di responsabilità, avrebbero preferito percorsi di autogestione o forum tematici: spazi di confronto democratico che avrebbero soddisfatto il legittimo desiderio di partecipazione senza scavalcare la legge. La domanda che pongo, e che rivolgo alle istituzioni, è tanto semplice quanto urgente: che valore ha la legalità se, proprio nel luogo deputato a insegnarla, il mancato rispetto delle norme non produce alcuna conseguenza?”

“La scuola – aggiunge – è, o dovrebbe essere, la palestra in cui si apprende che la libertà è indissolubilmente legata alla responsabilità, che i diritti convivono con i doveri e che il dissenso, per essere autenticamente democratico, non deve tradursi in sopraffazione delle regole condivise. Esiste un confine netto tra l’ascolto delle istanze studentesche e la legittimazione di modalità espressive che travalicano i limiti della convivenza civile. Una scuola che non distingue tra protesta legittima e comportamenti che ledono i diritti altrui trasmette un messaggio ambiguo e deleterio: quello per cui le regole valgono solo finché non diventano scomode. Il timore concreto, invece, è che si stia perdendo un’occasione educativa fondamentale. Non è l’occupazione in sé a ferire, quanto la consapevolezza che si rinunci a insegnare che è
possibile dissentire senza intimidire, partecipare senza escludere e chiedere cambiamenti senza considerare ogni limite un ostacolo da abbattere”.

“A questo – conclude – si aggiunge un interrogativo di ordine più ampio: quanto c’è di spontaneo in questi movimenti studenteschi, spesso coordinati in tutta Europa con tempistiche e modalità quasi speculari? È legittimo chiedersi se dietro tali manifestazioni si celi una regia che travalica lo spontaneismo giovanile. Infine, mi chiedo: è questa la “protesta”? È accettabile che la rivendicazione politica si trasformi in bivacchi scolastici, accompagnati da annunci sui social che promuovono festini con alcolici a “prezzi popolari”, declinando l’evento con slogan che, oltre al cattivo gusto, denotano un preoccupante disprezzo per le forze dell’ordine e per la legalità? Chiedo al presidente Meloni un intervento deciso. Dobbiamo riaffermare con forza che la scuola è un luogo sacro di formazione, non una zona franca in cui la legge viene sospesa. La politica ha il dovere di tutelare il diritto allo studio e la serenità di quegli studenti che, al contrario, desiderano soltanto poter frequentare le lezioni in un ambiente ordinato, sicuro e rispettoso di chiunque”.