Rsa, gestori privati e Centrali Cooperative: “Inaccettabile che la Regione escluda futuri adeguamenti tariffari”

FIRENZE – I conti ancora non tornano per le Rsa toscane, alle prese con stanziamenti insufficienti da parte della Regione dopo mesi di confronti con le istituzioni. “Gli ultimi provvedimenti deliberati dalla giunta regionale – si legge in una nota di Confcooperative Toscana e che racchiude sia i gestori privati che le Centrali Cooperative – sono del […]

FIRENZE – I conti ancora non tornano per le Rsa toscane, alle prese con stanziamenti insufficienti da parte della Regione dopo mesi di confronti con le istituzioni. “Gli ultimi provvedimenti deliberati dalla giunta regionale – si legge in una nota di Confcooperative Toscana e che racchiude sia i gestori privati che le Centrali Cooperative – sono del tutto inadeguati rispetto all’aumento dei costi effettivi sostenuti dalle Rsa: non serviranno, perciò, a scongiurare l’aumento della quota sociale a carico delle famiglie o, dove non si può intervenire sulle tariffe, al collasso del Sistema. Un rischio, questo, quanto mai reale, che non potrà che ricadere sugli utenti e sui loro bisogni e sul mondo della cooperazione già, peraltro, colpiti nel contesto più ampio della difficile situazione attuale”. Per il comitato dei gestori delle Rsa private toscane e per le Centrali Cooperative-Settore Sociale è dunque “inaccettabile che gli inadeguati finanziamenti annunciati la scorsa settimana (aumento della quota sanitaria e ristori post Covid-19) possano precludere ulteriori interventi più incisivi che sarebbero, invece, indispensabili per la sopravvivenza del settore”.

In particolare, “i ristori previsti per l’anno 2022 si sono interrotti dal 1 luglio e per sei mesi le strutture non hanno beneficiato di alcun tipo di intervento, nemmeno appellandosi alla possibilità di vedersi destinare le quote sanitarie previste ma non stanziate nell’anno passato (stimate tra i 20 e i 30 milioni di euro), nonostante si trattasse di fondi per l’inserimento di persone anziane non autosufficienti nelle Rsa e dunque dedicati a un bisogno in crescita nella nostra Regione. La percentuale di utenti che pagano privatamente la retta per intero, infatti, sta ormai progressivamente aumentando con grandi difficoltà per le famiglie, date le condizioni di elevata non autosufficienza che non permettono la gestione al domicilio; l’importo dei ristori stabiliti nella delibera 53/2023 per il periodo gennaio-giugno 2023, pari a 2,50 euro al giorno, non consente di raggiungere la cifra necessaria a coprire i maggiori costi delle strutture”.

E ancora: “I 68 centesimi al giorno stanziati per l’aumento della quota sanitaria delle Rsa con la delibera 52/2023 sono del tutto inadeguati, a fronte dei circa 10 euro (minimo) calcolati per l’adeguamento all’inflazione e al caro energia; non solo: la stessa delibera preclude futuri adeguamenti poiché, al punto 2, afferma di “£ritenere non più applicabile l’adeguamento tariffario della quota sanitaria delle Rsa tramite l’incremento programmato annuale del costo della vita previsto, accertato dall’Istat, di cui al punto 4 della DGR numero 818/2009″; la beffa si completa con l’annosa questione dell’Iva che si sta ripresentando in tutta la sua dirompenza: infatti alcune Aziende Usl stanno imponendo alle cooperative sociali la firma di accordi contrattuali che prevedono che l’Iva sia compresa nella fatturazione delle prestazioni in favore degli anziani non autosufficienti, andando a decurtare la quota sanitaria di un ulteriore 5%”.

“Le Centrali Cooperative-Settore Sociale e i gestori privati, – conclude il comunicato – qualora non venissero ascoltati, programmeranno azioni a loro tutela e valuteranno ulteriori iniziative di sensibilizzazione sulla gravità della situazione del settore Rsa in Toscana, divenuta insostenibile con il rischio di dure ripercussioni sulle necessità degli anziani bisognosi di assistenza qualificata, sulle famiglie spesso chiamate a sostenere rincari importanti oppure a rinunciare a servizi indispensabili, e sui lavoratori del comparto”.