FIRENZE – A sessant’anni dalla tragica alluvione del 4 novembre 1966, il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno fa memoria di una delle pagine più drammatiche e decisive della storia recente di Firenze e della Toscana, ribadendo una priorità assoluta: la maggiore sicurezza idraulica non si costruisce durante l’emergenza, ma attraverso un lavoro quotidiano di prevenzione, manutenzione, progettazione e cura del territorio. “L’alluvione del 1966 ci ha lasciato una lezione chiara: l’acqua non è un elemento da governare solo nei momenti critici. L’aspetto chiave, oggi, è la prevenzione che nasce da un lavoro continuo, in cui i Consorzi di bonifica giocano un ruolo importante operando quotidianamente e “in tempo di pace” sulla rete dei corsi d’acqua e sulle opere idrauliche”, sottolinea il presidente Paolo Masetti.
“Sessant’anni dopo, le conoscenze, gli strumenti tecnici e la capacità di intervento sono radicalmente evoluti. Ma il principio di fondo resta lo stesso: non esiste un territorio a rischio zero e la sicurezza non può essere considerata acquisita una volta per tutte. L’Alluvione del 1966 ha cambiato il rapporto tra Firenze e l’acqua. Oggi la prevenzione del rischio idraulico richiede una visione permanente e programmata. Non basta intervenire dopo un evento calamitoso. La sicurezza necessita di risorse certe, continuità nella progettazione e nella realizzazione delle opere, conoscenza del territorio e manutenzione costante. In questo sistema il Consorzio di Bonifica rappresenta un presidio permanente del territorio, con un’attività che si svolge ogni giorno, lontano dai riflettori dell’emergenza”.
