Sesto Bene Comune “Il Comune non lasci morire il Museo di Doccia”

SESTO FIORENTINO – Non lasciamo morire il Museo di Doccia, il Comune intervenga per quanto possibile. E’ quanto sostiene Sesto Bene Comune che sul futuro del Museo della porcellana della fabbrica sestese presenta domani, 27 novembre in consiglio comunale una mozione,

“Il nostro obiettivo è rilanciare una politica culturale di qualità – dice il capogruppo Maurizio Quercioli – il Museo di Doccia è un tesoro per Sesto e potrebbe entrare in un circuito museale più ampio che comprenda anche i reperti etruschi e le Ville. Un rilancio anche turistico di qualità destinato a coloro che cercano settori, nicchie e particolarità”.

Il Museo di Doccia è, però, chiuso dal 15 maggio scorso, dopo un anno vissuto sotto la tutela dei curatori fallimentari, adesso gli oltre 2mila pezzi esposti , gli 8mila tra oggetti e modelli, sono chiusi nell’edificio che sembra non versi in buone condizioni.

richard-ginori-1735_vasi-nautilus“La nostra paura è che il Museo venga spostato fuori da Sesto, a Firenze – dice Quercioli – e per questo chiediamo un intervento del Comune di Sesto. Ci rendiamo conto che l’amministrazione comunale non può inserirsi in un rapporto tra privati, ma può incidere, contattare la Soprintendenza, arrivare al Ministero dei beni culturali. Ma per ora tutto questo da parte del Comune è mancato”.

Oliva Rucellai fino al maggio scorso è stata la direttrice del Museo di Doccia, poi dopo la chiusura è terminato il suo rapporto lavorativo, ma la sua attività all’interno dell’associazione Amici di Doccia, nata nel 2003, continua e precisa che la tutela del Museo è curata dalla Soprintendenza.

“Nel 2012 è stato posto un vincolo al Museo da parte della Soprintendenza – dice Rucellai – che evita l’alienazione e lo smembramento e da questo punto di vista siamo rassicurati. Questa è una situazione di transizione e il Comune potrebbe intervenire proprio ora. Quando la fabbrica è stata messa all’asta il Museo è rimasto ai curatori fallimentari che hanno tentato di tenerlo aperto per capire se Gucci era interessato all’aquisto in tempi rapidi. Lo hanno tenuto aperto per un anno, poi a maggio è stato chiuso. In questi mesi i curatori fallimentari hanno incaricato i periti di fare una nuova valutazione”.

Nel Museo oltre a Rucellai lavoravano altre due persone con contratti a tempo determinato.

“Speriamo  che ora si possa riprendere il dialoco con gli acquirenti, prima di tutto con Gucci- dice Rucellai – E’ giusto che l’amministrazione comunale di Sesto si senta parte attiva anche se il Museo è privato, perchè fa parte del territorio e ha un significato importante per i sestesi. Per questo credo sia giusto che debbe dire la sua. Sarebbe bello se il Comune potesse diventare socio, o che possa attivare un canale con la proprietà per il futuro del Museo. Questa è una situazione in cui tutto può essere riplasmato”. Le strade da poter intraprendere, dicono Sesto Bene Comune, sono diverse, l’importante è riuscire a “salvare” il Museo.