Signa: atti vandalici nel cimitero di San Mauro, rubate anche le piantine

SIGNA – La speranza (che tuttavia resta remota in chi scrive…) è che lo spirito natalizio serva almeno ad “allargare” i loro cuori. E che magari possano “trasformarsi” in moderni “Grinch”. Di chi stiamo parlando? Degli ovviamente ignoti autori di numerosi gesti vandalici all’interno del cimitero di San Mauro. Non i “soliti” furti di rame, tutta’altro, che un amaro scopo semmai ce l’hanno: fiori tagliuzzati, piantine portate via, oggetti che sicuramente non hanno un grande valore economico ma che dal punto di vista affettivo non hanno uguali (angiolini, statuine e chi più ne ha più ne metta) rubati probabilmente solo per il gusto di rubare qualcosa. Al punto che il figlio di una giovane donna morta non molto tempo fa aveva scritto una lettera lamentandosi di quanto stava succedendo e l’aveva appesa al cancello d’ingresso del cimitero. Il risultato? Strappata anche quella senza pietà e a testimonianza di quello che era solo un gesto d’amore nei confronti della giovane mamma sono rimasti soltanto due “monconi” di nastro adesivo che rendono ancora più triste un luogo in cui sorrisi se ne vedono davvero pochi. Come rende altrettanto triste lo sfogo di una mamma che abbiamo raccolto all’interno del cimitero, uno sfogo a cui fa da amaro contrasto il sorriso della figlia, scomparsa quando era ancora giovanissima, sulla foto che ce la ricorda in tutta la sua bellezza: “Sono cose pazzesche, probabilmente si tratta di persone che non hanno mai provato il dolore…”. Un dolore che invece è ben vivo nei suoi occhi, resi ancora più lucidi dai gesti di questi sconsiderati: “Mia sorella aveva lasciato un ciclamino, non ho fatto neanche in tempo a vederlo”.  E mentre parla “riassetta” anche i fiori, tagliati senza motivo e lasciati cadere sul vaso. Storie di un Natale che ogni anno che passa è sempre più diverso rispetto al passato, storie di un Natale che dovrebbero farci riflettere. Storie di un Natale che per molti non ha più il sorriso del passato e che in più sono costretti a fare i conti con chi il dolore lo disprezza e lo “tagliuzza” neanche fosse un ramo secco da gettare via.
Pier Francesco Nesti