Bini: “Storia di due espropri mai completati”

CAMPI BISENZIO – “Genesi di un debito fuori bilancio. Risultati di un anno di ricerche”. E’ così intitolata una piccola pubblicazione sulla vicenda degli espropri per la realizzazione del parcheggio Masaccio e di via Don Gnocchi, da domani distribuita nelle cassette della posta dei campigiani, preparata dal consigliere comunale della lista civica Alleanza cittadina, Gianni Bini. L’esponente dell’opposizione ha presentato la sua ricerca stamani in Comune insieme al consigliere regionale della Lega Nord, Jacopo Alberti: il gruppo del Carroccio in Regione ha sostenuto parte delle spese per la realizzazione della pubblicazione “e li ringrazio dato che – spiega Bini – il capogruppo della lista civica di cui faccio parte avrebbe potuto firmarmi la richiesta di fondi previsti per le attività politiche ma non lo ha fatto”. Alberti ha detto di sostenere questa attività del consigliere comunale della lista civica “perché secondo noi – ha spiegato – è buona politica di opposizione quella di scovare se siano stati spesi male soldi pubblici”.

Bini ha ricostruito la vicenda che riguarda l’area del parcheggio Masaccio, dietro villa Rucellai. “Sono partito nel dicembre 2014 – ha spiegato – quando in Consiglio venne chiesto di votare per un debito fuori bilancio per circa 70mila euro in seguito a una sentenza di tribunale del 2013. In un anno ho raccolto due faldoni di atti, delibere e sentenze per poter ricostruire dal principio questa vicenda che potrebbe portare il Comune di Campi a dover sborsare, qualora perda le cause ancora aperte, circa 10 milioni di euro. E tutto perché qualcuno si è ‘dimenticato’ di portare a termine le procedure degli espropri”.

Nella pubblicazione Bini fa una ricostruzione della vicenda, partita nel marzo del 2000, con una delibera del Consiglio comunale “in cui si decideva di fare un protocollo d’intesa con i Rucellai per la cessione gratuita al Comune della villa e del parco annesso in cambio – scrive Bini – della edificabilità privata di una parte dei terreni”. Nel 2001 la delibera per il primo esproprio del terreno per il parcheggio Masaccio. Nel frattempo negli anni gli interlocutori del Comune cambiano: i Rucellai vendono i terreni a Campi Casa costruzioni srl e poi nel 2007 arriva Alfieri srl. Nel 2002 il secondo esproprio per la realizzazione di via Don Gnocchi. In entrambi i casi il termine per concludere la procedura di esproprio è cinque anni. “Non si capisce – ha proseguito – per quale motivo non viene accettata da parte del Comune nel 2002 l’offerta di cessione da parte di Campi Casa di una parte dei terreni destinando i rimanenti all’edificazione privata e si prosegue sulla strada dell’esproprio che però non viene mai concluso. In sostanza il Comune realizza delle opere, il parcheggio e la strada, su terreni che non sono di sua proprietà senza che nessuno si sia preoccupato di sollevare il problema”. Nel 2006 la proroga della procedura espropriativa e poi “la vicenda di Appaltopoli che ha paralizzato tutta l’attività edilizia e urbanistica del Comune, compresa la concertazione che era in corso con Campi Casa costruzioni”. Nel 2007 i privati, a fronte del parere negativo del Comune di Campi all’edificabilità di parte dei terreni in cambio della cessione gratuita e perché i terreni non sono stati nel frattempo acquistati o espropriati, fa ricorso al Tar per l’annullamento di tutti gli atti relativi all’occupazione dei terreni e per il risarcimento dei danni subiti. Alfieri srl, subentrata all’altra proprietà privata, ricorre al tribunale per una causa civile. “Nel 2009 è a sua volta la giunta dell’epoca a citare i privati ma nel 2013 il tribunale respinge l’azione condannando il Comune per ‘lite temeraria’, adesso è in corso l’appello. Fino al dicembre 2014 – prosegue Bini – il Comune ha speso 140mila euro solo di spese legali. Cosa accade se i procedimenti ancora in corso non dessero ragione al Comune? Secondo la legge italiane i terreni utilizzati senza essere stati regalati, comprati o espropriati devono essere pagati a prezzi di mercato. Se nella peggiore delle ipotesi andassero acquistati adesso i terreni varrebbero, calcolando la cifra in base all’Imu, circa dieci milioni di euro. Io in questa vicenda vedo incapacità amministrativa, lassismo, il non individuare mai un responsabile. Ma alla fine chi è che paga? I cittadini”.