CAMPI BISENZIO – “La linea 4.2 Piagge–Campi Bisenzio della tramvia non è solo un tema strategico per il futuro della città e dell’intera area metropolitana: negli ultimi anni è stata anche trasformata in un terreno di scontro politico, più utile alla polemica che alla costruzione di un obiettivo condiviso”: parole, queste, del capogruppo di Fare Città, Marco Monticelli, che replica a tutta una serie di questioni emerse nelle ultime settimane. “Il sindaco Tagliaferri e l’intera maggioranza – aggiunge – hanno invece scelto una linea improntata alla collaborazione istituzionale, alla continuità del lavoro avviato con il Comune di Firenze e alla tutela dell’opera, già appaltata, con un progetto definito e pronta a partire non appena saranno individuate le necessarie fonti di finanziamento”.
“In questo contesto, – dice Monticelli – l’interesse dei cittadini di Campi Bisenzio è chiaro: superare le polemiche sterili che hanno rallentato il dibattito pubblico e concentrarsi su un percorso unitario. Come ricordato anche dal segretario del Pd campigiano, Alessandro Carmignani, l’unica strada possibile è quella di lavorare insieme, senza contrapposizioni, affinché la tramvia diventi finalmente un progetto condiviso e realizzato nell’interesse della comunità. La posizione del consigliere Ernesto D’Agati del Movimento 5 Stelle continua invece a muoversi lungo la stessa vecchia direttrice, utilizzando la questione tramvia come strumento di attacco politico, non come occasione per contribuire al bene comune”.
E ancora: “Arriva a definire il lavoro svolto per proporre il cambio del capolinea, che ribadiamo ancora una volta non è stato la causa della perdita dei fondi Pnrr, come un “atteggiamento passivo” e volutamente, non spende neppure una parola sui nove mesi di commissariamento, che hanno inciso in modo pesante e documentato sui tempi amministrativi. Secondo D’Agati, la semplice scelta di proporre una variante, parallelamente allo sviluppo del progetto, sarebbe addirittura frutto di una “ostilità preconcetta” verso un’opera “ideata dalla precedente amministrazione”. Una ricostruzione che ignora completamente il contesto istituzionale e le motivazioni tecniche e politiche, trasformando un percorso amministrativo complesso in un pretesto politico. Arriva perfino a sostenere che tutto questo deriverebbe dal presunto “peso politico” della lista Fare Città, descritta come “da sempre contraria all’opera a discapito del bene comune”. Una narrazione confusa, che ribalta il senso delle cose, accusa gli altri di non lavorare per l’interesse comune mentre è proprio lui a utilizzare la tranvia come leva politica, al solo scopo di portare acqua al proprio mulino”.
“D’Agati definisce poi un “controsenso” il voto favorevole dell’intera maggioranza, in sede di Piano operativo, al tracciato con arrivo in Piazza Aldo Moro previsto dal progetto originario. Un voto che aveva l’obiettivo chiarissimo di non rallentare l’iter dell’opera, mentre parallelamente si chiedeva una variante, proposta dal Comune di Campi e accettata dal Comune di Firenze per valutare l’arretramento del capolinea. Le “scelte concrete”, definite “sorde alle reali necessità del territorio”, sono state invece compiute e condivise con senso di responsabilità, nelle sedi tecniche e istituzionali”.
“La tesi politica del consigliere Roberto Valerio (FdI) – conclude Monticelli – sostiene invece che la giunta comunale si sia allineata a una strategia, forse regionale, per evitare il confronto con il Governo nazionale, preferendo parlare di fondi europei per mantenere una narrazione coerente con la propria identità politica “green”. Secondo lui, il mancato rispetto della scadenza Pnrr del 2026 sarebbe un fallimento amministrativo e ideologico della sinistra. Ma forse dimentica che i tempi del Pnrr erano già estremamente stretti per un’opera complessa, con difficoltà operative e procedurali ben note a tutti i livelli tecnici e istituzionali, come del resto riscontrabile in altre linee tranviarie in corso di realizzazione nella cintura fiorentina. La perdita dei fondi non può essere ridotta a una lettura ideologica, ma è stata soprattutto la conseguenza di scadenze rigide e di un quadro tecnico-amministrativo molto complesso. Ed è falso sostenere che “rivolgersi al Ministero significherebbe umiliarsi”, perché la Regione Toscana, con il presidente Giani, sta lavorando proprio nella direzione opposta rispetto a quanto affermato da Valerio, cercando la massima collaborazione istituzionale con il Ministero per ricostruire le condizioni necessarie a riportare le risorse sul progetto”.
