CARMIGNANO – Una cerimonia partecipata, struggente, molto sentita, “un atto di amore e di riconoscenza verso una figura nobile”, nelle parole del dirigente scolastico Giacinto Ciappetta: è stata tutto questo la scoperta della targa con l’intitolazione a Berta Cavicchi del vialetto che dal parcheggio di Santa Caterina conduce alla scuola media “Il Pontormo”. La “grande emozione” è risuonata non soltanto nei ricordi delle nipoti (Annalisa, Francesca e Caterina) e della cognata (Maria Pia Bruni), ma anche nelle frasi commosse di chi l’ha conosciuta e ha accompagnato Berta Cavicchi, scomparsa nel novembre 2019, nella missione da lei svolta in Amazzonia, a Manaus in Brasile, “vicino agli ultimi, a chi è dimenticato”, dopo una vita spesa ad alleviare le sofferenze come infermiera all’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze e come volontaria della Caritas dei Comuni medicei.
“Guerriera dell’amore, presenza sempre viva tra chi opera per il bene”, è scritto nella targa che da oggi dà il nome al vialetto d’ingresso alla scuola, dove l’apparente ossimoro tra “guerriera” e “amore”, che riprende anche il titolo del volume di Daniela Nucci “Berta Cavicchi. La guerriera dell’amore”, è stato tradotto dal sindaco Edoardo Prestanti “nella memoria di una persona la cui attività è stata un messaggio di fratellanza. In tempi dove prevalgono forza, violenza, armi, Berta ci ha insegnato solidarietà e altruismo, di dire no alla guerra, alle armi, di stare dalla parte di chi ha bisogno”.
E’ anche per questo che il Comune, lo scorso anno, decise di raccogliere l’invito di un gruppo di volontarie della Caritas di Carmignano di intitolare il vialetto che porta all’istituto scolastico a Berta Cavicchi, che della Caritas fu anima e che fu fondatrice, nel 2012, del Gruppo incontri “Il Campano”. Uno spirito di carità ricordato anche dal parroco don Elia Matija, che oggi rivive, ancora con il sindaco, “in un luogo simbolico, perché in questo breve vialetto è racchiuso il tratto di un insegnamento che guarda direttamente ai ragazzi, ai più giovani. Ed è un insegnamento di fiducia, perché guarda al prossimo, a chi ci è vicino, a riconoscerlo”. In fin dei conti “un messaggio di speranza”, come l’ha definito il preside Ciappetta, che Carmignano, anche con l’intitolazione, “vuol far rivivere – sempre Prestanti – nel ricordo di Berta Cavicchi”.


