Metrocittà, tavolo su pelletteria di alta qualità e lusso: “Il 2026 anno cruciale” dice lo studio di Irpet

FIRENZE – La Città Metropolitana di Firenze ha promosso nella giornata di oggi, mercoledì 11 febbraio, l’incontro del tavolo sulla pelletteria di alta qualità e lusso che ha coinvolto i rappresentanti del settore, le associazioni di categoria, le rappresentanze sindacali e i sindaci del territorio, fra cui anche Emanuele Caporaso e Giampiero Fossi, rispettivamente sindaco […]

FIRENZE – La Città Metropolitana di Firenze ha promosso nella giornata di oggi, mercoledì 11 febbraio, l’incontro del tavolo sulla pelletteria di alta qualità e lusso che ha coinvolto i rappresentanti del settore, le associazioni di categoria, le rappresentanze sindacali e i sindaci del territorio, fra cui anche Emanuele Caporaso e Giampiero Fossi, rispettivamente sindaco di Lastra a Signa e Signa. Presenti Sara Funaro, sindaco della Metrocittà, Leonardo Marras, assessore all’economia, sostegno economico a artigianato, Pmi, industria della Regione Toscana e Claudia Sereni, sindaco di Scandicci e consigliera della Metrocittà delegata al lavoro.

Un’occasione che ha permesso a Nicola Sciclone, direttore di Irpet, di illustrare gli ultimi dati disponibili sulle dinamiche del lavoro nel settore e i trend più significativi nell’area fiorentina in uno studio dal titolo “Il settore moda, a che punto è la crisi?” firmato da Donatella Marinari e Nicola Sciclone. I dati delineano come il sistema moda rappresenti l’ossatura economica dell’area fiorentina, con quasi 47.000 addetti (52% della manifattura metropolitana). La pelletteria impiega 21.052 addetti, gli accessori metallici 10.558 e l’abbigliamento 8.244. Il 94% degli addetti della pelletteria è concentrato nel sistema locale del lavoro di Firenze. Al suo interno, Scandicci si conferma il cuore pulsante con 7.909 addetti (il 38% della pelletteria metropolitana), mentre gli altri comuni coprono il restante 56% della forza lavoro specializzata. “Il comparto della moda – ha spiegato – entra nel nuovo anno con segnali di difficoltà meno marcati rispetto al picco negativo osservato nel trimestre che precede la crisi, però i segnali di ripresa non sono ancora estesi a tutti gli indicatori economici e non hanno un’intensità tale da farci presagire una rapida e consistente inversione di tendenza”.

“Dopo il primo incontro del tavolo nel 2025, – ha aggiunto Funaro – il settore affronta una fase di assestamento critico. Siamo di fronte a una decelerazione strutturale: non si tratta di una crisi passeggera, ma di una dinamica che impone un ridimensionamento dei volumi produttivi rispetto ai livelli del passato. Questa stasi è alimentata da un’instabilità politica internazionale che condiziona pesantemente i flussi commerciali. Mi riferisco in particolare alla situazione negli Stati Uniti, dove l’applicazione di nuove tariffe doganali – stabilizzate intorno al 15% – ha introdotto oneri significativi per le nostre imprese. Se a questi dazi sommiamo la volatilità del cambio euro-dollaro, l’aggravio complessivo per l’export verso il mercato americano è diventato un ostacolo concreto che blocca gli ordini e costringe le aziende a rivedere i propri margini”.

“Per affrontare questa situazione, – ha concluso – la risposta istituzionale dovrebbe articolarsi su due direttrici principali. In primo luogo, la difesa del know-how tramite una gestione oculata degli ammortizzatori sociali; in secondo luogo, la sfida europea: dobbiamo contrastare la concorrenza sleale specialmente per i prodotti e-commerce sotto i 150 euro che eludono i controlli doganali e spingere per la semplificazione burocratica necessaria a chi esporta”. “Il 2025 è stato l’anno più nero, – ha spiegato Sereni – per il 2026 si prospettano nuove strategie globali per grandi marchi e vedremo piano piano tornare anche le nuove collezioni. È un settore che ribadisce di voler rimanere in Italia, di voler investire in Toscana. C’è un tema fortissimo di ricaduta che è quello sulle quantità, quindi sui volumi. Sul futuro delle aziende queste hanno dimostrato una fortissima resilienza, sono anni che attendono, quello che noi abbiamo compreso è che non c’è da aspettare neanche un anno”.

“Anche i dati presentati oggi confermano che siamo di fronte a difficoltà sistemiche che si sono unite al cambiamento dei modelli di consumo. Tutti elementi che, come Confindustria, stiamo attentamente monitorando per accompagnare una filiera che si è scoperta più fragile, con vulnerabilità strutturali su cui dobbiamo rapidamente intervenire; perché non basterà l’inversione della congiuntura a riportare la macchina ai pieni giri degli anni passati”, queste le parole di Azzurra Morelli, vicepresidente di Confindustria Toscana centro e costa. Concordi la dichiarazione di Cgil, Cisl, Uil Firenze e rispettive categorie del settore moda: “I dati forniti oggi da Irpet ci preoccupano e confermano l’allarme che abbiamo lanciato in questi mesi. Ancora siamo di fronte ad una situazione di forte crisi, in particolare sui livelli occupazionali”.