Con il progetto “Agrofig” il fico viene messo al centro di nuove modalità di coltivazione        

CARMIGNANO – Il fico unito ad altre piante o varietà erbacee per promuovere l’uso sostenibile del suolo: è il programma Agrofig, il progetto di agroforestazione, l’associazione tra specie arboree e colture agricole, promosso da Prima (Partnership for research and innovation in the Mediterranean area) e dall’Ue, coordinato dall’Università di Pisa e presentato al Centro didattico […]

CARMIGNANO – Il fico unito ad altre piante o varietà erbacee per promuovere l’uso sostenibile del suolo: è il programma Agrofig, il progetto di agroforestazione, l’associazione tra specie arboree e colture agricole, promosso da Prima (Partnership for research and innovation in the Mediterranean area) e dall’Ue, coordinato dall’Università di Pisa e presentato al Centro didattico polivalente di Artimino a una platea, in presenza e da remoto, di operatori economici, ricercatori, produttori, vivaisti, membri dell’Associazione italiana di agroforestazione. Non a caso la presentazione a Carmignano, ad Artimino, in un luogo definito dall’assessore all’agricoltura Dario Di Giacomo, “di eccellenza, che si lega non solo agli Etruschi, ma anche ad altre qualità proprie del nostro territorio”, tra cui appunto il fico: a Seano, l’Università di Pisa, in un campo dell’Associazione produttori fichi secchi, sta infatti sperimentando il connubio tra questa pianta da frutto, tipica delle colline del Montalbano, ed altre colture, nel caso, una leguminosa, la veccia, e l’orzo.

“Il fico – spiega Tommaso Giordani, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa e coordinatore del progetto, che a Artimino ha presentato Agrofig – ha un grande potenziale di espansione grazie alle preziose caratteristiche nutrizionali, nutraceutiche ed energetiche dei frutti. Una risorsa preziosa anche per la sua capacità di adattarsi a condizioni difficili. Il fico ha una grande capacità di convivere in ambienti secchi, calcarei e salini, il che rende questa specie estremamente utile nella regione del Mediterraneo”.

Il senso del progetto è evidente dalla sua stessa denominazione ufficiale inglese: Fostering agroforestry benefits through fig tree cultivation in the Mediterranean, la promozione dei benefici agroferestali attraverso la coltivazione del fico nelle aree del Mediterraneo e la sua coabitazione, in una medesima unità agricola, con piante foraggere o leguminose o con altre specie. Benefici che sono così sinteticamente riassunti dal professor Giordani: “Contrastare l’erosione del suolo, tutelarne la biodiversità, salvaguardarne la fertilità e, perché no, offrire altre possibilità ai piccoli produttori, con risvolti d’interesse economico”. Tra l’altro la coabitazione potrebbe funzionare anche con gli animali e il loro allevamento, se accanto ai fichi si impiantano varietà vegetali che consentono il pascolo o la creazione di attività zootecniche. Nuove modalità di fare agricoltura che poi tanto nuove non sono, se è vero che la coltura del fico è antichissima e l’Italia, fino alla fine degli anni ’60, era il maggior produttore mondiale”. Tutto questo è in gioco a Carmignano, come è in gioco negli altri paesi, Spagna, Tunisia e Turchia, dove si sta eseguendo la stessa sperimentazione che a Seano durerà fino alla primavera 2028, al termine della convenzione biennale con l’Associazione produttori fichi secchi e del programma condotto dall’Università di Pisa.

“A quel punto – dice ancora il professor Giordani – torneremo al Centro di didattico di Artimino per presentare i risultati, in questo bel luogo situato in una cornice affascinante”. Che, come dire, sottolinea anche il risvolto turistico di certe sperimentazioni e di certe attività economiche, con la promozione del turismo rurale posta tra gli obiettivi di Agrofig.
“Il Comune – conclude l’assessore Di Giacomo – è fortemente interessato a queste collaborazioni, che valorizzano la nostra agricoltura e una produzione e una coltivazione, quella del fico, che ha caratteristiche che non si ritrovano in altre parti del nostro paese. E poi dalla sperimentazione di Seano, e la cosa non è affatto secondaria, possono arrivare nuove occasioni di sviluppo economico per i nostri produttori”.