PRATO – “L’assenza di un Centro di permanenza per il rimpatrio in Toscana è costata a Prato circa 350 giornate di presenza di poliziotti sul territorio in 14 mesi, oltre ai costi economici per i trasferimenti. Realizzare un Cpr nella nostra regione significa più agenti sul territorio, meno immigrati irregolari in strada, meno pressione sui Centri di accoglienza straordinaria e sulle carceri. A beneficiarne sarebbe tutta la regione e in particolare la nostra provincia, seconda in Toscana per richieste di posti nei Cpr attivi in Italia”: a dirlo è la capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Chiara La Porta, commentando i dati relativi ai rimpatri nelle province toscane. Nel 2025 da Prato sono partite 284 richieste di trasferimento nei Cpr e 43 effettivamente effettuati: nei primi 70 giorni del 2026 40 richieste e 11 trasferimenti effettuati.
“Dire pregiudizialmente no come sta facendo la sinistra – aggiunge – significa non tanto fare un dispetto al governo, ma un torto ai toscani e ai pratesi per bene che chiedono giustamente maggiore sicurezza”. Per poi concludere: “L’accoglimento delle richieste dipende, oltre che dallo stato di salute degli immigrati, anche dalla disponibilità di posti nei centri: un Cpr in Toscana aumenterebbe la capienza complessiva e faciliterebbe i rimpatri, in particolare dalla nostra regione. Inoltre permetterebbe di ridurre moltissimo l’impegno di agenti per i trasferimenti nei centri, distanti centinaia di chilometri dalla Toscana. Per ogni trasferimento sono impiegati dai due ai tre agenti per due o tre giorni, a seconda della distanza da Prato del Cpr indicato. Agenti che con un centro in Toscana sarebbero impiegati per un solo giorno. Ecco perché un Cpr in Toscana non è utile, ma necessario. Per Prato e per tutta la regione”.
