Il comitato per la tramvia: “Tutti sordi al grido di aiuto di Campi Bisenzio”?

CAMPI BISENZIO – Non si placa il dibattito intorno alla tramvia e alla linea 4.2, quella che che dalle Piagge dovrebbe arrivare a Campi Bisenzio. A tornare sull’argomento è il comitato Campi per la tramvia che per meglio spiegare il proprio disappunto ci ha inviato l’immagine generata con l’IA che pubblichiamo di seguito e in […]

CAMPI BISENZIO – Non si placa il dibattito intorno alla tramvia e alla linea 4.2, quella che che dalle Piagge dovrebbe arrivare a Campi Bisenzio. A tornare sull’argomento è il comitato Campi per la tramvia che per meglio spiegare il proprio disappunto ci ha inviato l’immagine generata con l’IA che pubblichiamo di seguito e in una nota spiega: “Noi campigiani siamo delusi. Delusi da una politica senza coraggio, senza visione, incapace di scegliere davvero il futuro di questa città. Campi Bisenzio poteva diventare un punto centrale di sviluppo, collegamenti e opportunità. La tramvia era un’occasione reale: finanziata, pronta, strategica. Poteva portare lavoro, nuovi negozi, servizi, valore alle case e una mobilità finalmente moderna e dignitosa. Poteva cambiare il destino di una generazione. E invece abbiamo assistito solo a rinvii, ambiguità, scaricabarile e scuse. Nel frattempo i nostri ragazzi continuano a viaggiare pigiati sugli autobus ogni mattina. Anziani e disabili, e chiunque non abbia a disposizione un’auto, restano ostaggio di una mobilità insufficiente. Le famiglie spendono sempre di più in benzina, tra l’altro ora con costi alle stelle, mentre il traffico, tiranno, soffoca la città e ruba tempo prezioso alla vita delle persone”.

“E come se non bastasse, – aggiungono – il peso degli impegni non rispettati rischia ora di ricadere proprio sulle spalle dei cittadini. Attorno a noi i territori crescono grazie alle infrastrutture e agli investimenti. Campi invece resta ferma, impoverita, sempre più isolata. Negozi che chiudono, centro spento, occasioni che spariscono. Una città che lentamente perde fiducia in sé stessa. E anticipiamo anche un altro tema sul metrotreno che non può essere raccontato come l’alternativa risolutiva alla tramvia. Senza una rete vera che colleghi il centro con le frazioni più popolose come San Donnino e San Piero a Ponti, perde gran parte della sua efficacia e del suo significato. Perché una città cresce quando è connessa davvero, non quando si fanno annunci scollegati dalla realtà quotidiana delle persone. La verità è semplice, è mancata una visione politica. Si è preferito difendere piccoli consensi invece di costruire il futuro di oltre 50mila cittadini. E adesso inizierà il solito gioco: dare la colpa a qualcun altro. Perché quando sono tutti colpevoli, alla fine diventano tutti innocenti. Ma una certezza esiste. Le vere vittime di tutto questo hanno un nome preciso: i campigiani”.