PRATO – Una serie di reazioni a catena. Sono quelle che sono “piovute” in merito alla vertenza dell’azienda Acca di Seano e lo sgombero del presidio operaio organizzato dai Sudd Cobas presso i magazzini del polo logistico, sfociato in tensioni e tafferugli con le forze dell’ordine. Il primo parlare è stato Lorenzo Falchi, ex sindaco di Sesto Fiorentino, oggi consigliere regionale nelle fila di Avs: “Vorremmo vedere uno Stato che interviene con la stessa fermezza e decisione contro quegli imprenditori che si arricchiscono sullo sfruttamento dei lavoratori, arrivando persino a minacce e percosse, piuttosto che contro chi protesta legittimamente per ottenere condizioni di lavoro dignitose”. Per poi aggiungere: “Ci sono situazioni che non possiamo tollerare, né come Toscana né come Paese. Siamo davanti a un cortocircuito inaccettabile, che vede troppo spesso la delegittimazione delle proteste sociali e la criminalizzazione della difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori”.
E’ stata quindi la volta di Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del Pd Prato: “I problemi dei lavoratori di Prato non si risolvono sgomberando un presidio sindacale. Si tratta di una decisione profondamente sbagliata. Non è questo il metodo per affrontare una vertenza complessa come quella della Acca con 95 lavoratori licenziati che non hanno ancora una soluzione occupazionale. Solo due giorni fa si era riunito per la prima volta il tavolo istituzionale. Quello era lo strumento per affrontare la vertenza e dare risposte sia ai lavoratori sia alle aziende. Solo con il dialogo, il confronto e l’aiuto delle istituzioni si possono risolvere i problemi del distretto. Le forzature e l’uso della forza non fanno altro che inasprire le tensioni in un territorio già provato. Era davvero necessario portare i lavoratori e gli operai in questura? Questa vicenda apre una crepa nella lotta allo sfruttamento che deve essere sanata il prima possibile. Altrimenti parlare di rispetto della legalità e lotta al caporalato rischia di non avere più alcun significato”.
Solidarietà agli operai e ai sindacalisti che “stavano legittimamente chiedendo di non essere più sfruttati con turni inumani” è arrivata anche da Enrico Zanieri (Unità Popolare). “Vogliamo soffermarci – ha aggiunto – su un dato “laterale” eppure decisivo. Perché appena ieri, il 2 luglio, si era tenuto il tavolo in provincia tra il sindacato Sudd Cobas, i titolari della Acca, i sindaci di Prato e Carmignano, Biffoni e Prestanti, il presidente della Provincia Calamai e il vicesindaco di Prato, Blasi. Ecco, passano nemmeno 24 ore che il presidio viene sgomberato dalle forze dell’ordine. E tralasciando (ma condividendo) tutte le ragioni degli scioperanti, il punto politico ci sembra evidente. Il punto politico è che le istituzioni provinciali e comunali sono assolutamente secondarie rispetto alle volontà degli imprenditori e, in questo caso, dei consumatori. E’ l’immagine plastica di come la politica sia sottomessa all’economia. Eppure, lo abbiamo dimostrato in campagna elettorale, la politica avrebbe ancora tanti strumenti efficaci per poter intervenire seriamente in campo economico, dagli strumenti di pianificazione, al sostegno su ricerca e sviluppo, fino al gesto più banale e più pregnante, dal punto di vista politico, ovvero la costituzione in parte civile nei casi di sfruttamento lavorativo e di aggressione contro operai e operaie, sindacaliste e sindacalisti. Ma forse, oppure senza forse, manca la cosa più importante. Al campo largo a guida Pd, quanto alle destre, manca la volontà politica”.
Infine Gianluca Banchelli, consigliere comunale a Prato per Fratelli d’Italia: “L’intervento delle forze dell’ordine che ha consentito di rimuovere il blocco davanti alla Acca e di permettere a oltre ottanta imprenditori di recuperare la propria merce rappresenta un segnale importante. In uno Stato di diritto nessuno può impedire ad altri di lavorare. È un principio che vale sempre, indipendentemente dalle ragioni della protesta. condivise. Non perché non esistano problemi nel nostro distretto, né perché non esistano situazioni di sfruttamento che devono essere contrastate con la massima fermezza. Chi sfrutta i lavoratori deve essere perseguito senza alcuna esitazione. Però il metodo scelto finisce per produrre un effetto opposto a quello dichiarato: alimenta uno scontro tra gli ultimi. Da una parte ci sono lavoratori che chiedono condizioni dignitose e diritti sacrosanti. Dall’altra ci sono piccole aziende e laboratori che, pur tra mille difficoltà, cercano di sopravvivere in un sistema economico che concentra miliardi di euro nella parte più alta della filiera e lascia margini sempre più ridotti a chi produce. Il risultato è che chi si trova in fondo alla catena produttiva finisce per combattere contro chi vive la sua stessa condizione di debolezza. E mentre qui si alimenta questo conflitto, nessuno sembra voler affrontare la vera contraddizione”.
«Esprimo la mia più ferma condanna per quanto accaduto questa mattina davanti ad Acca. Sgomberare un presidio di lavoratori e sindacalisti in sciopero, anteponendo e armando la continuità produttiva e la proprietà privata contro chi, onorando la Costituzione, mette il proprio tempo e corpo in sciopero sotto al sole e alla grandine e si espone alla violenza fisica a cui abbiamo più volte assistito per rivendicare la dignità del lavoro, manda un chiaro messaggio di abbandono ai lavoratori che stanno rivendicando legalità per tutti, anche per noi. E manda un chiaro messaggio di complicità agli sfruttatori, e, ancora una volta, di deresponsabilizzazione ai loro committenti”, dice Marta Logli, consigliera regionale del Partito Democratico.
“Questa mattina eravamo al presidio accanto alle lavoratrici e ai lavoratori e abbiamo visto persone che chiedevano semplicemente di essere ascoltate e rispettate. Bloccare l’uscita delle merci non era un gesto fine a sé stesso, ma l’unica leva rimasta a chi viene punito col licenziamento per aver osato rivendicare condizioni di lavoro dignitose. Per questo riteniamo grave il segnale che esce da questa vicenda: quando una protesta mette realmente in discussione il funzionamento di una filiera produttiva, la risposta non può essere quella di neutralizzare l’efficacia dello sciopero con la forza. Difendere il diritto di sciopero significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia e della nostra Costituzione. La politica ha il dovere di interrogarsi sul perché sia un sindacato a dover impedire attività illegali per strada, e trovare le opportune soluzioni normative e procedurali, e ancora di pretendere che la vertenza Acca trovi una soluzione nel rispetto dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nelle opportune sedi”, concludono Arjana Salimusaj e Martina Cacciato, consigliere comunali del Partito Democratico.
