CARMIGNANO – “Una pagina che poteva esserci risparmiata. Da oggi, a Prato, i lavoratori avranno meno possibilità di fare valere i loro diritti” È la posizione assunta dal sindaco Edoardo Prestanti sullo sgombero all’azienda di logistica Acca. “Appena due giorni fa – continua Prestanti – ci siamo riuniti attorno a un tavolo istituzionale per tentare di risolvere la vertenza. Un impegno assunto dalle istituzioni, Provincia, Comuni di Prato e Carmignano. L’azione di sgombero vanifica questo sforzo, rende impotenti i lavoratori, li priva di ogni strumento con cui affermare lo loro giusta difesa dell’occupazione. La questione vera è il futuro di 95 operai, che già incerto ora è assolutamente precluso”. “È una pagina brutta, – aggiunge – che doveva essere evitata. Come Comune continueremo la nostra azione a fianco dei lavoratori, a fianco di chi lotta per il proprio posto di lavoro. Continueremo, anche con Provincia e Comune di Prato, a esperire tutti i percorsi per un positivo esito della vertenza Acca, compreso quel tavolo istituzionale che per noi non è chiuso”.
Sull’accaduto è intervenuto anche Emiliano Fossi, segretario del Pd Toscana e deputato: “Quello che è accaduto oggi a Prato è gravissimo e inaccettabile. Sgomberare un presidio sindacale mentre è aperta una vertenza su 95 licenziamenti non è gestione dell’ordine pubblico, è una scelta politica che scarica sui lavoratori il conflitto sociale invece di affrontarlo. Due giorni fa si era finalmente aperto il tavolo istituzionale sulla vertenza Acca. Era il segnale che serviva: istituzioni, sindacati e aziende insieme per trovare una soluzione. Oggi quel percorso viene smentito dai fatti, con lavoratori e operai portati in questura invece che ascoltati. Chi ha deciso questo sgombero dovrà spiegare perché si è scelta la linea dura proprio nel momento più delicato del negoziato. Il distretto pratese vive da anni una condizione difficile, tra crisi occupazionale e battaglie quotidiane contro lo sfruttamento e il caporalato. Se le istituzioni rispondono a chi protesta pacificamente con gli sgomberi, il messaggio che passa è devastante: si mina la fiducia nelle stesse istituzioni che dovrebbero garantire diritti e legalità. Chiediamo che si torni immediatamente al confronto, che si dia priorità alla soluzione occupazionale per i 95 lavoratori Acca e che si eviti ogni ulteriore forzatura. Il Pd Toscana sarà a fianco dei lavoratori, in presidio e al tavolo istituzionale, finché non si troverà una risposta giusta e concreta”.
“Una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza portare alcuna soluzione”. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani commenta così lo sgombero, avvenuto questa mattina, del presidio davanti alla Acca di Seano, dove sindacalisti e operai manifestavano contro il licenziamento di quasi cento lavoratori, dopo l’annuncio della chiusura da parte dell’azienda di logistica. “Si è scelta – spiega il presidente – la via più sbagliata, addirittura sindacalisti e operai sono stati condotti in questura. Servirebbe invece insistere sul confronto, perché in casi come questo il ricorso all’uso della forza non produce altro che indebolimento dell’autorevolezza delle istituzioni e della fiducia verso di esse. Servirebbe unità per dare maggiore forza alla richiesta di garanzia del lavoro e di dignità e al contrasto dello sfruttamento”.
Sulla vicenda intervengono anche la vicepresidente Mia Diop e l’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi secondo i quali “la durezza usata contro lavoratori e rappresentanti sindacali che rivendicavano il diritto a condizioni di lavoro dignitose costituisce un grave errore che lascia fortemente perplessi. Avremmo preferito che si proseguisse sulla strada del dialogo, non su quella dell’uso della forza: è il dialogo lo strumento davvero efficace per affrontare situazioni di questo tipo al fine di garantire diritti e dignità a chi lavora. Il tavolo istituzionale si era riunito per la prima volta appena due giorni fa, proprio per costruire una soluzione per i 95 lavoratori rimasti senza occupazione: è lì che si doveva continuare a lavorare, non con un intervento che rischia di vanificare un percorso appena avviato”. “Siamo di fronte a una vertenza complicata, in un distretto altrettanto complesso, dove caporalato e sfruttamento restano piaghe diffuse. E’ contro questi fenomeni che serve tutta la fermezza dello Stato”, concludono Diop e Lenzi.
