SIGNA – Dalle mani degli artigiani alle case di mezzo mondo, passando per una storia di lavoro, cooperazione e creatività che ha segnato profondamente il territorio delle Signe. È questo il cuore della mostra “La fabbrichina. Ceramiche e lavoro dell’Italica Ars nelle Signe”, che sarà inaugurata sabato 10 gennaio alle 11 al Museo civico della paglia di Signa e che restituisce al pubblico una delle esperienze produttive e culturali più significative del Novecento locale. L’esposizione, curata da Fabio Ganugi, raccoglie una selezione di opere provenienti dalla collezione di Mario Ganugi e comprende anche lavori del maestro Antonio Manzi, artista che ha legato una parte fondamentale del proprio percorso alla storica manifattura.
La mostra è stata presentata nella sede della Città Metropolitana, alla presenza del sindaco di Signa Giampiero Fossi, di Angelita Benelli, presidente dell’associazione Museo della paglia e dell’intreccio Domenico Michelacci e del curatore Fabio Ganugi. Insieme a loro la Responsabile della segreteria Alessia Bettini, che ha portato i saluti della consigliera delegata alla cultura Claudia Sereni: “Presentiamo un’esposizione particolare, ospitata in un luogo bellissimo e significativo. Gli oggetti esposti testimoniano una sapienza che viene da lontano e che ha contribuito a costruire l’identità locale. La Metrocittà si impegna a raccontare queste eccellenze, stimolando le mostre nei comuni del territorio, per ampliare lo sguardo e indirizzare il turista verso rotte alternative”. “Questa mostra – ha aggiunto il sindaco Fossi – non è solo un’esposizione di ceramiche di grande valore artistico, ma un racconto identitario che parla dell’intera comunità delle Signe. L’Italica Ars rappresenta, ancora oggi, un patrimonio storico fatto di lavoro, di sapere condiviso e di capacità imprenditoriale. Portare oggi questa storia dentro il Museo della paglia significa rafforzare il legame tra le nostre tradizioni produttive e la memoria collettiva del territorio”.
La cosiddetta “Fabbrichina” nacque infatti nei primi anni del Novecento e ha attraversato oltre un secolo di trasformazioni, mantenendo sempre la propria sede storica in via Diaz. Passata attraverso diverse proprietà – da Tito Bellini a Daniele e Giulio Corsani – l’azienda conobbe nel secondo dopoguerra una fase originale e lungimirante, quando si strutturò prima come cooperativa fra operai e poi come società a responsabilità limitata a larga base sociale, conservando una forte impronta mutualistica. Una scelta che le ha permesso di coniugare produzione, tutela del lavoro e redistribuzione dei risultati. “La mostra – ha spiegato Fabio Ganugi – nasce dal desiderio di raccontare non solo gli oggetti, ma le persone che li hanno pensati, realizzati e portati nel mondo. L’Italica Ars è stata un laboratorio di sperimentazione continua, capace di creare modelli brevettati come il Servito Futurista del 1937 e di distinguersi per colori iconici, dal rosso corallo del 1936 al rosso nuvolato degli anni Sessanta. Dietro ogni pezzo c’è una storia di collaborazione, di competenze e di visione, che abbiamo voluto restituire al pubblico in tutta la sua complessità”.
Fondamentale, nella storia dell’azienda, fu la fase avviata nel dopoguerra da Stelio Corsani, che tra il 1945 e il 1948 accantonò i proventi per consentire agli operai, riuniti in cooperativa, di rilevare l’attività e proseguirla. In quegli anni entrarono in fabbrica giovani destinati a diventarne colonne portanti, come Ferrero Mercantelli e Mario Ganugi, protagonisti anche della successiva Srl nata nel 1956 e arrivata a contare fino a 36 soci, includendo gli eredi di alcuni di loro. “L’Italica Ars – ha sottolineato Angelita Benelli – è una storia che parla di dignità del lavoro e di orgoglio artigiano. Valorizzarla oggi significa riconoscere il ruolo che queste esperienze hanno avuto nello sviluppo culturale ed economico del nostro territorio. Come Museo della paglia siamo particolarmente orgogliosi di ospitare una mostra che dialoga così profondamente con la nostra missione di tutela e promozione delle tradizioni produttive locali”.
La crescita dell’azienda è stata accompagnata anche da importanti collaborazioni con realtà del territorio come la Colorobbia della famiglia Bitossi di Montelupo e la Romer di Sesto Fiorentino, che contribuirono alla definizione di tonalità cromatiche uniche e immediatamente riconoscibili. Negli anni di massima espansione l’Italica Ars arrivò a superare il centinaio di addetti, prima di subire una brusca contrazione dopo l’11 settembre 2001, con il crollo del mercato statunitense, fino alla messa in liquidazione nel 2009.
