“Il libro del rifugio” – Nel Metolo come sul lungomare di Viareggio, fra “extraterrestri” e voglia di ricominciare

SIGNA – Erano i primi giorni di gennaio e fra un po’ di “bruma” e tanta pioggia, era anche il momento propizio per fare dei buoni propositi per l’anno che stava iniziando. A primavera, mi dicevo, sarà il momento buono per riprendere a fare un po’ di attività fisica. Bene, sono passati i giorni “della […]

SIGNA – Erano i primi giorni di gennaio e fra un po’ di “bruma” e tanta pioggia, era anche il momento propizio per fare dei buoni propositi per l’anno che stava iniziando. A primavera, mi dicevo, sarà il momento buono per riprendere a fare un po’ di attività fisica. Bene, sono passati i giorni “della merla”, è passato Carnevale e marzo sembrava lì dietro l’angolo, sembrava quasi di toccarlo con mano. Poi, invece, “lockdown”, tutti giù per terra. Ma questo non era e non è uno dei girotondi che si facevano da bambini. Tutti fermi, tutti chiusi nelle proprie case, addio buoni propositi, niente attività fisica. A parte salire le scale fra un piano e l’altro. Neanche con il tanto atteso cambio dell’ora. Da allora sono passati più di due mesi e finalmente, oltre ai buoni propositi, cosa è cominciato? La passeggiata, mia e di tanti altri ex “rinchiusi” che, soprattutto il pomeriggio, affollano le strade in mezzo ai campi nel triangolo compreso fra San Mauo, i Colli e Signa, come se fosse il lungomare di Viareggio. Anche se le mie foto, per rispetto, sono volutamente “deserte”. Chi cammina, chi corre e chi va in bicicletta, l’importante è poter uscire di casa. Passeggiata fatta a giorni alterni, per non abituarsi troppo bene, e con l’intenzione di garantire un rinnovato vigore al proprio corpo e al proprio spirito. Il verde dei campi, un fagiano che si alza in volo, altre mascherine a farmi compagnia lungo la strada. Una strada all’inizio faticosa ma che poi si è riempita di altri passi, di altri respiri, di altri sogni, della voglia di continuare questo cammino verso la meta. Il Metolo, i “Friani”, la “Monaca”, luoghi e viottoli che, quando si era bambini, soprattutto al calar della sera, facevano pensare a spettri e fantasmi e che invece adesso si sono rivelati luoghi pieni di luce, luoghi dove poter passeggiare e godere di un po’ di tempo all’aria aperta. Quasi come se fosse un’ora d’aria. E poi ancora: il prolungamento di via Arte della Paglia, non aperto al traffico ma a pedoni e ciclisti che in questo periodo se ne sono impossessati. E’ come se avessero inaugurato la strada in autonomia per poi farla diventare una sorta di palestra a cielo aperto. Cammina cammina, però, è arrivato il momento di tornare a casa. Ma c’è ancora tempo per fare l’ultimo incontro, per una fotografia insieme a una strana “creatura”. Chissà, magari è un extraterrestre. E il pensiero corre subito al famoso brano di Eugenio Finardi, “Extraterrestre, portami via…”, che ascoltiamo in questa bella versione live. Per ricominciare davvero.

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