CALENZANO – “Nei giorni scorsi, siamo rimasti inizialmente sgomenti per la gravità di quanto accaduto in consiglio comunale. Purtroppo, oggi lo siamo ancora di più per ciò che non è accaduto: l’assenza totale di una presa di distanza ufficiale da parte di Fratelli d’Italia rispetto alle dichiarazioni della propria consigliera comunale, Monica Castro”. Lo afferma in una nota il Pd di Calenzano che condanna “le parole pronunciate in consiglio comunale durante il dibattito sul patto di amicizia con la città di Jenin, in Palestina”. Il Partito Democratico di Calenzano “chiede con forza che Fratelli d’Italia esca dall’ambiguità e dica chiaramente se quelle parole rispecchiano o meno i valori del partito” e chiede che “la consigliera Monica Castro riconosca l’errore e presenti scuse pubbliche, ma questo non può sostituire una presa di posizione politica chiara da parte del suo partito di appartenenza”.
“Espressioni che hanno suscitato indignazione ben oltre i confini del nostro Comune – prosegue il Pd – e che hanno offeso la dignità di persone e comunità colpite da sofferenza, guerra e privazioni. Calenzano è un territorio che ha da sempre avuto a cuore i valori della pace, della solidarietà e della fratellanza fra i popoli, principi che fanno parte della sua storia civile e del suo tessuto sociale. È anche per questo che quelle parole risultano ancora più fuori luogo e dolorose per la nostra comunità”.
“Tuttavia, ciò che oggi riteniamo politicamente e istituzionalmente più grave è il silenzio di Fratelli d’Italia. – prosegue la nota Pd – A distanza di giorni, non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale, né a livello regionale né nazionale, che prenda le distanze da quelle affermazioni. Nessuna condanna, nessuna sconfessione, nessun chiarimento. Questo silenzio pesa quanto — se non più — delle parole pronunciate. Un partito di governo che dovrebbe rappresentare le istituzioni ha il dovere di intervenire quando una propria rappresentante utilizza un linguaggio che disumanizza, banalizza la sofferenza e viola i principi basilari del rispetto e della responsabilità istituzionale. Tacere significa, di fatto, legittimare”.
