Flash mob dei precari del Cnr questa mattina al Polo scientifico

SESTO FIORENTINO – Ricercatori e precari: sono circa 200 al Cnr di Sesto Fiorentino coloro che nonostante l’alta specializzazione continuano a vivere da oltre 10 con assegni di ricerca, contratti a progetto e vanno avanti senza avere davanti un futuro. Sono i ricercatori precari che questa mattina al Polo scientifico, davanti alla sede del Cnr […]

SESTO FIORENTINO – Ricercatori e precari: sono circa 200 al Cnr di Sesto Fiorentino coloro che nonostante l’alta specializzazione continuano a vivere da oltre 10 con assegni di ricerca, contratti a progetto e vanno avanti senza avere davanti un futuro. Sono i ricercatori precari che questa mattina al Polo scientifico, davanti alla sede del Cnr hanno messo in scena un flash mob con tanto di maschera bianca sul volto. Organizzato dai precari Uniti del Cnr a livello nazionale, la protesta, è indirizzata a dare voce proprio a quei lavorato circa 4mila pari a un terzo complessivo del personale del Cnr, giunti alla scadenza del proprio contratto. “Siamo arrivati nel momento post pnrr con 3000 e 4000 lavoratori precari di tutti i profili ricercatori, tecnologi, amministrativi, – dice Francesco Cappelli Precari Uniti del Cnr – quindi chiediamo un segnale forte alla politica di finanziare la ricerca convertire i nostri contratti da determinati ad indeterminati”. Servono investimenti, dicono i Precari Uniti, affinchè la ricerca possa continuare e i ricercatori continuare la loro attività in Italia. 

Beatrice Muzzi ha 34 anni e nel corso degli anni ha lavorato all’estero in Francia e in Spagna, poi come molti ha deciso di rientrare in Italia sperando che il suo lavoro di ricercatrice potesse trovare un futuro, invece si è dovuta accontentare di contratti determinati. “Sono una ricercatrice del Cnr – racconta Muzzi – da dieci anni lavoro nell’ambito della ricerca e tra poco mi scadrà il contratto a tempo determinato. Sono rientrata in Italia da sei anni e in tutto questo tempo, nonostante la specializzazione all’estero, si sono susseguiti assegni di ricerca e ora a tempo determinato”. Le prospettive, dice Muzzi, “non ci sono, anche se sono relativamente giovane, ma se il contratto non diventerà a tempo indeterminato non so come potrò andare avanti”.

Anche Maria Pagliaro è una ricercatrice a tempo determinato dottorata in chimica che lavora nell’ambito dell’energia, il suo contratto scadrà a gennaio del prossimo anno. “Non so cosa succederà – dice – sono rientrata in una lista di stabilizzabili, ma non so se verrò stabilizzata. Cosa farò? Dovrò guarda alle possibilità all’estero. Qui lavoro da 10 anni, ma se se non arriveranno i fondi la mia carriera finirà qui”. Angela Frascella ha 44 anni, una famiglia e per lei è più difficile pensare di spostarsi: “Sono biotecnologa molecolare laureata nel 2010 – racconta – ho conseguito il dottorato in sicienze tecnologie vegetali microbiologiche genetiche nel 2014 e da allora sono rimasta a lavorare in ambito accademico fino ad approdare al Cnr nel 2019 ho una storia simile. Ho avuto una serie di assegni di ricerca fino ad ad avere un contratto dai fondi Pnrr e faccio parte di una lista di sabilizzanti. Ma non so cosa accadrà”.