CAMPI BISENZIO – Giovanni Bellosi è vicepresidente de l’Altra Toscana e capogruppo di Scandicci Civica. E parte dall’ultima tornata elettorale per fare una serie di considerazioni e guardare al futuro, in modo particolare a Campi Bisenzio. “Le recenti elezioni restituiscono ancora una volta una fotografia nitida della situazione politica locale in Toscana – pur con significative eccezioni – e in particolare in provincia di Firenze. Il centrodestra fa fatica non soltanto a vincere, ma spesso anche ad affermarsi come principale e credibile forza di opposizione. Ne è esempio emblematico il caso di Sesto Fiorentino. Le ragioni sono molteplici: pesa certamente la cronica difficoltà della classe dirigente locale nell’individuare candidature autorevoli e radicate nel territorio, proposte con largo anticipo e non all’ultimo mese. Incide, inoltre, la pervicace insistenza nel presentare simboli nazionali anche laddove è evidente che, per cultura e storia delle comunità, quegli stessi simboli risultino ancora difficili da accettare come espressione di un governo locale credibile”.
“Accade così che perfino in contesti nei quali il centrosinistra aveva dato il peggio di sé – reduce da commissariamenti governativi dopo pochi mesi di mandato, come a Prato e a Figline Incisa – si siano registrate vittorie al primo turno, persino plebiscitarie nel caso di Figline, con la riconferma di quelle stesse forze politiche che si erano fatte commissariare in circostanze tutt’altro che edificanti. Che fare, dunque? Continuare imperterriti sulla logica della bandierina da piantare, – aggiunge – la lista con il simbolo nazionale da esibire e i candidati da spartirsi secondo una pura logica di appartenenza? Oppure esiste, nella classe dirigente del centrodestra e di chi si propone come alternativa alle logiche di potere che governano Firenze ininterrottamente da decenni, la reale volontà di contendere il governo dei territori e affermare un modello diverso? Se è così, occorre cambiare schema”.
“L’esperienza di Viareggio – spiega – indica una strada: una coalizione trainata dal civismo, costruita attorno a una candidatura convincente e radicata, sostenuta intelligentemente dalle forze alternative al potere locale senza la pretesa di mettere il cappello, di piantare bandierine, di snaturare un progetto vincente. Beninteso, proprio Viareggio ci insegna che il civismo deve essere autentico e libero, ovvero caratterizzato dalla trasversalità e non da partiti mascherati, dalla non ideologizzazione, della pratica quotidiana di occuparsi dei bisogni dei cittadini e non delle liturgie politiche. Lì si è avuto il coraggio di rinunciare ai simboli – che a livello locale non devono essere un dogma – e si è vinto”.
“Occorre, soprattutto nell’area fiorentina, provare a percorrere strade diverse. L’occasione di Campi Bisenzio – conclude – è in questo senso imperdibile: nel 2028 si tornerà al voto nel Comune forse più contendibile dell’intera provincia. Nelle ultime elezioni il centrodestra si presentò diviso in due, incapace di fare sintesi con il civismo e con l’area moderata che correva autonomamente. Di quel suicidio politico beneficiò, come di consueto, la sinistra radicale. Sono maturi i tempi per individuare una candidatura civica capace di rassicurare anche i tanti scontenti di sinistra e dell’area moderata. O sarà ancora una volta l’occasione per esibire simboli sbiaditi e scegliere candidati in base al solo criterio della fedeltà di partito? Si rivendicheranno ancora i simboli, oppure si aprirà finalmente una stagione di persone e programmi credibili, capaci di parlare ai cittadini al di là degli schieramenti nazionali? Il modello esiste, ha dimostrato di funzionare. Si chiama Viareggio”.
