Fratelli di Signa: “Renai, sei anni in più di scavi e nessun limite che impedisca i prossimi”

SIGNA – Il consiglio comunale di Signa ha approvato il 30 luglio la variante al Piano di recupero dell’Isola dei Renai. Argomento su cui interviene il gruppo consiliare di Fratelli di Signa che affonda il colpo sull’amministrazione comunale che “parla di “tutela dell’ambiente” e di “responsabilità e visione di lungo periodo”. Abbiamo letto gli stessi […]

SIGNA – Il consiglio comunale di Signa ha approvato il 30 luglio la variante al Piano di recupero dell’Isola dei Renai. Argomento su cui interviene il gruppo consiliare di Fratelli di Signa che affonda il colpo sull’amministrazione comunale che “parla di “tutela dell’ambiente” e di “responsabilità e visione di lungo periodo”. Abbiamo letto gli stessi atti che il comunicato dell’amministrazione comunale cita e vi abbiamo trovato fatti che non vengono mai menzionati. Il primo: l’area ricade nella Zona speciale di conservazione e Zona di protezione speciale IT5140011 “Stagni della Piana fiorentina e pratese”, rete europea Natura 2000. È il livello di tutela più alto previsto dall’ordinamento. Su un’area così, ogni valutazione ambientale dovrebbe essere un vincolo, non un adempimento. Eppure negli atti approvati risultano superamenti dei limiti di solfati che si ripetono dal dicembre 2020 e persistono a lavorazioni ferme, e una nota Arpat dell’8 ottobre 2025 che prospetta l’avvio della procedura di bonifica prevista dall’articolo 242 del Testo unico ambientale. Nel comunicato nulla”.

E ancora: “Il secondo riguarda direttamente i cittadini. L’articolo 9 della convenzione approvata nel 2013 stabilisce che la cessione “definitiva ed integrale” delle aree al Comune “deve intervenire entro e non oltre il termine di scadenza per la ultimazione dei lavori del lotto di adeguamento finale”. Ne discende che ogni proroga delle escavazioni rinvia la consegna del parco alla collettività: i sei anni concessi il 30 luglio non sono soltanto sei anni di scavo in più, sono sei anni in più di attesa. Il parere legale su cui quell’operazione fu fondata stimava, allora, che il piano sarebbe andato “presumibilmente a scadere nel 2021”. E i sei anni rischiano di essere soltanto i prossimi. Il limite normativo consente di commercializzare fino al 30% del materiale già estratto, pari a circa 3.854.000 metri cubi; la variante si ferma a 2.530.000. Lo ha ricordato alla stampa lo stesso assessore ai lavori pubblici, spiegando che “il limite normativo sarebbe stato più alto”. Restano dunque oltre 1.300.000 metri cubi di margine, spendibili con una prossima variante e con il medesimo argomento. Il nostro decimo emendamento chiedeva di fissare quel tetto in via definitiva: è stato respinto. Poiché la consegna delle aree è agganciata alla conclusione dei lavori, e la conclusione dei lavori non ha oggi un limite invalicabile, la consegna del parco alla collettività non ha una data. È questo il punto”.

“Il terzo è una geometria che attraversa tutti gli atti. Il soggetto attuatore ha la facoltà di realizzare o non realizzare le opere non finanziate, “senza obblighi di garanzie economiche”; ha la facoltà di chiedere la concessione trentennale su circa 130.000 metri quadri “laddove la stessa ne faccia richiesta”. Il Comune, per parte sua, “si obbliga” a rilasciarla, e vi si obbliga “indipendentemente dalla destinazione di zona e dai vincoli di varia natura” gravanti sull’area. È questa la ragione per cui non regge la motivazione con cui, il 30 luglio, sono stati respinti i nostri emendamenti che fissavano un tetto definitivo al materiale estraibile e richiamavano il vincolo di inedificabilità: non impegnare le amministrazioni successive. Nel 2013 le amministrazioni successive sono state impegnate per trent’anni, e in senso opposto. Il criterio non sembra essere il principio di non vincolare chi verrà dopo: è la direzione in cui il vincolo opera”.

Dei nostri dieci emendamenti – concludono – ne sono stati approvati due – esattamente e soltanto i due che avevano ricevuto parere tecnico favorevole. Gli altri otto, tutti volti a introdurre garanzie economiche, temporali e ambientali, sono stati respinti – non siamo contrari al recupero dell’area né all’iniziativa privata. Difendiamo un interesse preciso della comunità: che le escavazioni abbiano una fine certa e non rinnovabile; che tutti i lotti e le opere siano effettivamente ceduti al Comune, con tempi verificabili; che ogni opera promessa sia computata, finanziata e garantita; che i controlli ambientali siano pubblici, aggiornati e vincolanti. Il Parco dei Renai è uno dei patrimoni ambientali più importanti dell’intera Piana fiorentina ed è un’area sottoposta a tutela europea che, una volta compromessa, nessuna convenzione potrà ricostituire. Continueremo a leggere gli atti, uno per uno, fino in fondo”.