SESTO FIORENTINO – Impegno sociale, storia della politica italiana, cronache toscane d’epoca e ricostruzione letteraria si incontrano nel romanzo storico “Il cielo sottosopra” che la giornalista e scrittrice Elena Andreini ha voluto dedicare a Giuseppe Pescetti, politico di spicco negli anni che segnano il passaggio fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Il libro, edito da Apice, è stato presentato giovedì 11 giugno a Firenze nella sede della Giunta regionale a palazzo Strozzi Sacrati dall’autrice con l’intervento del presidente della Regione Eugenio Giani assieme a Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, il vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana Cultura e Sport Maurizio Toccafondi e Roberto Bianchi, docente presso l’Università degli Studi di Firenze.
Progressista, moderno, anticonvenzionale, Pescetti confidava nella forza innovativa delle giovani generazioni, nel lavoro come strumento di promozione e realizzazione sociale e si faceva interprete di quell’atmosfera di cambiamento che caratterizzò i primi anni del Novecento interpretandola in modo originale e personalissimo. Nato nel 1859, il suo impegno politico lo portò ad essere uno dei primi socialisti a entrare in Parlamento ed alla sua attività si deve lo spostamento della Biblioteca Nazionale di Firenze nell’attuale sede ed il lavoro di rimboschimento di Monte Morello, a testimonianza di un’attenzione particolare verso le risorse naturali ed il paesaggio.
“Pescetti – nelle parole di Eugenio Giani – riusciva a interpretare le esigenze e i bisogni della povera gente in un momento in cui le diseguaglianze e la sopraffazione erano all’ordine del giorno. Questo libro è importante perché ci dà lo spunto per cercare di ricostruire una biografia storica approfondita che ad oggi non c’è e che andrebbe a colmare la conoscenza di una persona fondamentale nella storia del movimento progressista, prima di usare il termine movimento Socialista. Pescetti fu all’avanguardia nel suo pensiero e nel suo impegno politico, perché visse in quel territorio dove il movimento operaio riusci a radicarsi attraverso una lotta che trova i primi segni nelle rivendicazioni delle trecciaiole, le artigiane che intrecciavano la paglia per i cappelli, che fu la prima espressione di un movimento di classe nella Piana fiorentina”,
La fantasia e la sensibilità di Elena Andreini, giornalista e scrittrice, trasformano in romanzo la vita e di Pescetti partendo dalla realtà del profilo e dell’attività del politico e dell’uomo ambientandola nel periodo della Belle Époque fiorentina, corredandola di immagini inedite e aggiungendo nel racconto gli elementi che servono a restituire lo spessore della persona e delle sue idee immergendole nella vivacità di un ambiente e di una città che vive una tridimensionalità fatta di ritrovi, strade, panorami e luci.
“Pescetti – spiega Valdo Spini – seguì una all’inizio una matrice di pensiero radicale repubblicana, rappresentando quello strato politico di medici e di avvocati sensibili alle sorti del proletariato e che poi lo guidarono anche politicamente. Nella sua vita Pescetti fece un po’ di tutto, anche l’organizzatore sindacale e fu il secondo deputato socialista in Italia, eletto trionfalmente battendo il marchese Ginori nel collegio che comprendeva anche Sesto Fiorentino”.
“Ci fu grande fiducia – continua Spini – nel fatto che la sua elezione potesse aprire spazi nuovi in quella vita politica e sociale fiorentina, che per esempio, fu raccontata da Vasco Pratolini in Metello. Quando arrivò la repressione antisocialista, nel 1898, vennero arrestati tutti i dirigenti del movimento, da Filippo Turati ad Anna Kuliscioff. Pescetti ebbe una sorte diversa perché, come deputato, decide di chiudersi nel palazzo di Montecitorio, dove nessuno ebbe il coraggio di arrestarlo. Riuscì poi, con una fuga rocambolesca, ad espatriare in Francia dove avrà modo di frequentare la Biblioteca Nazionale. L’idea della Biblioteca Nazionale Centrale per Firenze probabilmente nacque dalla sua ammirazione per la Biblioteca Nazionale di Parigi. Rientrato in Italia scontò un periodo di detenzione e sua vicenda fu simile ad altri esponenti del mondo socialista, continuamente in bilico fra essere accettati nelle legalità o essere respinti come elementi sovversivi”.
“Pescetti -conclude Spini – è oggi poco ricordato nel suo profilo politico e umano perché si trovava in una Firenze in cui il partito socialista era particolarmente massimalista e per continuare a essere eletto deputato l’avvocato dovette “smussare” il suo profilo riformista e adeguarsi al clima generale. Resta invece vivo il ricordo delle cose concrete, del suo lascito che ci parla ogni giorno dalle sale della Biblioteca Nazionale e nel profilo di Monte Morello”.
“Elena Andreini – afferma Roberto Bianchi – ci aiuta a ricostruire con l’immaginazione quello che non sapevamo della vita privata di Pescetti. Questo è importante per la storiografia moderna. Per molti anni si sono scritte biografie schiacciate sulla dimensione pubblica, quella più facile. Ma oggi sappiamo quanto conta la dimensione privata, il profilo personale, il rapporto fra pubblico e privato, le origini e le provenienze. Pescetti era uomo che veniva dalla provincia, da una Toscana profonda, dotata di stratificazioni, di classi, di ceti, di un’aristocrazia medio-piccola e anche di una borghesia nascente. Il libro di Elena Andreini è un romanzo storico che ci aiuta a ricostruire quel contesto, dà voce ad un’epoca, la reincarna e reinventa in personaggi veri, verosimili e immaginari”
“Su tutto ciò che riguarda le vicende personali e familiare di Pescetti – racconta Elena Andreini – non ho trovato documenti se non qualche lettera e qualche cartolina che Pescetti ha mandato quando era a Parigi al suo amico Vamba. Esistono invece testimonianze e materiali ai quali non ho potuto accedere. Qui, proprio in questa assenza, ho iniziato a vedere una storia e l’ho agganciata alle cose che Pescetti ha concretamente realizzato o ha cominciato a fare. Da lì è iniziato tutto e ho aggiunto elementi che potevano caratterizzare quel periodo in una ricostruzione che di Pescetti vorrebbe restituire un’immagine tridimensionale, umana, privata e nello stesso tempo fedele alla sua storia pubblica”.
