Muschio, il Rifugio Chico Mendes: “Aspettiamo che siano le autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto”

CAMPI BISENZIO – C’è una certezza e ci sono tante domande. Per ora senza risposta. La certezza è che Muschio, il caprone del rifugio Chico Mendes, a San Donnino, è stato ritrovato morto in una specie di “tugurio” sabato pomeriggio. A cui si accede da una botola e che difficilmente fa pensare che possa esseci […]

CAMPI BISENZIO – C’è una certezza e ci sono tante domande. Per ora senza risposta. La certezza è che Muschio, il caprone del rifugio Chico Mendes, a San Donnino, è stato ritrovato morto in una specie di “tugurio” sabato pomeriggio. A cui si accede da una botola e che difficilmente fa pensare che possa esseci caduto dentro da solo (nella foto). Le domande sono relative a tutto quello che è successo dal giorno della sua scomparsa, il 18 luglio, fino al giorno del suo ritrovamento. Ma soprattutto quale sia stata la causa della morte e come in quell’anfratto in mezzo ai campi fra San Donnino e San Mauro, nella zona del Ponte al Santo, ci sia finito. Anche perché l’accesso all’area non è così semplice come può sembrare.

A dire qualcosa sono i volontari del Chico Mendes, dove Muschio si trovava da cinque anni: “Al momento sono in corso le indagini dell’autorità giudiziaria. Per rispetto del lavoro degli investigatori e della necessità di fare piena luce sull’accaduto, riteniamo doveroso non formulare ipotesi, né attribuire responsabilità prima che gli accertamenti siano conclusi. Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento, comprensibilmente segnate da un forte coinvolgimento emotivo, sono emerse diverse ricostruzioni e ipotesi sull’accaduto. In questo momento riteniamo doveroso attendere che siano le autorità competenti a fare piena luce sui fatti”.

Non a caso, sul lugo del ritrovamento sono intervenuti la Polizia locale, i Carabinieri e i rappresentanti dell’amministrazione comunale. “Su disposizione delle autorità competenti, – spiegano dal rifugio – il corpo sarà trasferito all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, dove verranno eseguiti gli accertamenti e l’autopsia finalizzati a ricostruire, per quanto possibile, le cause della morte. Lo stato in cui il corpo è stato ritrovato, già interessato da un avanzato processo di decomposizione dovuto alle condizioni ambientali e alle elevate temperature di questi giorni, potrebbe rendere particolarmente complessi gli accertamenti medico-legali”.

“Per noi – concludono – Muschio non era soltanto uno degli animali del rifugio. Era un individuo libero, curioso e profondamente legato al suo branco. Il nostro pensiero va alle sue sorelle Indira, Guenda e Ganza, a suo fratello Cotone e alle pecore con cui ha condiviso cinque anni di vita, oggi disorientate dalla sua assenza. Ringraziamo tutte le persone che in questi giorni hanno partecipato alle ricerche, ci hanno sostenuto con il loro affetto e hanno condiviso il nostro dolore. Qualunque sarà l’esito degli accertamenti, continueremo a collaborare con le autorità competenti affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto”.