Flash mob l’8 luglio dei Precari Uniti del Cnr

SESTO FIORENTINO – “La precarietà uccide la ricerca”: è questo lo slogan di un flash mob che si terrà l’8 luglio alle 11 alla sede del Cnr in via Madonna del Piano al Polo scientifico. Organizzato dai precari Uniti del Cnr a livello nazionale, la protesta, è indirizzata a dare voce proprio a quei lavorato […]

SESTO FIORENTINO – “La precarietà uccide la ricerca”: è questo lo slogan di un flash mob che si terrà l’8 luglio alle 11 alla sede del Cnr in via Madonna del Piano al Polo scientifico. Organizzato dai precari Uniti del Cnr a livello nazionale, la protesta, è indirizzata a dare voce proprio a quei lavorato circa 4mila pari a un terzo complessivo del personale del Cnr, giunti alla scadenza del proprio contratto. Attraverso alcuni decreti, spiegano in una nota i precari Cnr, la stabilizzazione ha interessato soli 185 lavoratori su 691 unità in totale (≈27%) in possesso dei requisiti, distribuite in tutto il territorio nazionale. Una quota rilevante di lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla normativa resta quindi oggi esclusa dalla stabilizzazione secondo la legge, mentre il personale il cui contratto è già cessato non ha prospettive di di riprendere il lavoro. 

Inoltre molti di questi lavoratori, dicono i Precari Uniti, “hanno già superato numerose prove selettive, e vantano una lunga esperienza di carriera, svolta all’interno del Cnr o in Università o altri enti di ricerca italiani. Altri invece sono rientrati dall’estero in seguito alle opportunità offerte dal Pnrr, e si ritrovano oggi nuovamente in una condizione di incertezza, con il rischio concreto della conseguente dispersione di professionalità altamente qualificate. Parallelamente, una quota significativa di giovani continua ad espatriare alla ricerca di opportunità più solide”.

Il flash mob è organizzato proprio per puntare l’attenzione sui lavoratori precari del Cnr. “L’idea – dicono i Precari Uniti – è rappresentare in modo visivo quello che sta accadendo da anni: centinaia di ricercatrici e ricercatori formati con risorse pubbliche stanno venendo espulsi dal sistema perché i finanziamenti straordinari finiscono e non vengono sostituiti da risorse strutturali. Questi ricercatori rappresentano la nuova generazione di scienziati italiani, che il nostro paese sta cacciando via: è il suicidio della ricerca italiana. Vedrete manichini e fantocci che simuleranno la morte della ricerca precaria: alcuni appesi con cartelli come “ricercatore precario”, “ricerca italiana” o “ricerca precaria”, altri precipitati a terra con un paracadute di fortuna con la scritta Pnrr che non si è aperto, a rappresentare una ricerca tenuta in piedi da finanziamenti temporanei e senza prospettive”.

E ancora: “In alcune sedi ci saranno anche piccoli cortei funebri con libri, provette, tesi e altri simboli del lavoro scientifico interrotto. Non vogliamo rappresentare soltanto il dramma personale di chi rischia il posto di lavoro. Il messaggio è più ampio: quando si perdono queste professionalità non scompare solo un contratto, ma anni di esperienza, competenze e investimenti pubblici. È un pezzo di ricerca italiana che viene lasciato morire, ed il pezzo più importante, perché rappresenta il futuro. Per questo abbiamo scelto immagini forti: vogliamo rendere visibile, umano e di impatto quello che ormai da anni raccontiamo con i numeri dei precari, degli scarsissimi finanziamenti, dei contratti che scadono”.