SIGNA – E’ un’analisi prettamente politica quella che il gruppo consiliare Fratelli di Signa, il capogruppo Marco Colzi (nella foto), Luigi Forte e Mauro Golini, fa dell’attuale momento che sta vivendo l’amministrazione comunale. Successivamente alla presa di posizione dell’Anpi (Anpi: “No alla presentazione di un libro nell’estate signese con un rappresentante di Futuro Nazionale” – Piana Notizie), ma soprattutto a quella del Pd signese (“Non si può legittimare Futuro Nazionale”: il Pd signese sta con l’Anpi – Piana Notizie). “La scusa – spiegano in un lungo post su Facebook – è la presentazione di un libro sulla memoria storica istriana, ma la realtà è un’altra. A sinistra è già partita la corsa per la successione. Mentre la città affronta i problemi veri, loro usano i comunicati per farsi i dispetti e riposizionarsi. Cercano di rifarsi una verginità politica scaricando le colpe sul sindaco uscente, ma governano insieme da decenni. La presentazione del libro “Diario di un prigioniero istriano” di Ermanno Mattioli, promossa dall’Unione degli Istriani e inserita nel programma della rassegna “Estate signese”, ha dato origine a un acceso dibattito che, nel giro di pochi giorni, ha finito per superare i confini dell’iniziativa culturale. Non è nostra intenzione soffermarci sul merito delle diverse posizioni emerse, né contribuire ad alimentare una contrapposizione già ampiamente sviluppata. Crediamo, piuttosto, che questa vicenda rappresenti un’occasione per riflettere sul modo in cui oggi si costruisce il dibattito pubblico e su ciò che certe polemiche finiscono per raccontare della nostra cultura politica. Il tema non è il libro e, probabilmente, neppure Futuro Nazionale. Il vero tema è politico e riguarda il modo in cui oggi si costruisce il dibattito pubblico”.
“La prima – aggiungono – è quella dei fatti, che in questo caso sono ormai noti. La seconda è quella dei significati, perché ogni episodio pubblico racconta sempre qualcosa di più profondo del fatto stesso. È nei significati che si colgono le dinamiche di una comunità, il linguaggio della politica e la direzione culturale verso cui essa tende. Da questo punto di vista, la sensazione è che il libro sia diventato soltanto l’occasione attraverso la quale si sta consumando una dinamica tutta interna al Partito Democratico. Quando una maggioranza governa una città per dieci anni e il sindaco conclude il secondo mandato, si apre inevitabilmente la stagione della successione. È il momento in cui ciascuno cerca di ridefinire il proprio profilo, di costruire una riconoscibilità autonoma e, talvolta, di prendere le distanze da ciò che fino al giorno prima rappresentava la linea comune”.
“Meno fisiologico – concludono – è quando una vicenda pubblica viene utilizzata per costruire una narrazione politica funzionale agli equilibri futuri. Ho l’impressione che stia accadendo proprio questo: il sindaco uscente rischia di diventare il naturale destinatario delle criticità amministrative maturate in questi anni, così da consentire a chi si prepara a raccoglierne l’eredità di proporsi come interprete di una discontinuità che, nei fatti, appartiene alla stessa esperienza di governo. Allo stesso tempo, questa vicenda offre ad alcune componenti della maggioranza l’occasione per recuperare una visibilità politica che alcune scelte amministrative hanno inevitabilmente logorato. Da opposizione abbiamo espresso molte critiche all’azione amministrativa di questi anni e continueremo a farlo. Lo abbiamo fatto ben prima che iniziasse questa polemica e continueremo a farlo quando questa sarà terminata. Proprio per questo non possiamo fare a meno di osservare come il confronto di questi giorni sembri interessare molto più gli equilibri futuri del centrosinistra che il merito della questione da cui tutto ha avuto origine”.
